Statistiche

  • Interventi (1674)
  • Commenti (0)

Archivi

venerdì 14 agosto 2015 12:30:00

In Champagne la micro proprietà ha sempre avuto una funzione rilevante, per non dire strategicamente essenziale nel creare quelle sfumature di eccellente qualità, non ripetibile altrove, anche e soprattutto in Champagne, per circostanze che non trovano spiegazioni razionalmente plausibili, tanto che si potrebbe parlare di miracolosità.

Clos du Mesnil, di proprietà della Maison Krug, è una miracolosità in Côte de Blanc. Il vigneto  di soli 1,84 ha la peculiarità di alloggiare nel centro del paese di Mesnil, protetto da un muro di cinta risalente al 1698, data che sembra essere anche quella della piantagione della vite, di cui però non si è così certi fosse, all’epoca, davvero chardonnay, come lo è oggi.

Quando una vigna è circondata da un muro di pietre il nome Clos diventa un obbligo, e la vigna nel diventare Clos deve garantire una qualità di vino nettamente superiore ai coabitanti, cosa non facile in un villaggio in cui tutte le vigne sono classificate grand cru.

Per un curioso e bizzarro gioco del destino vegetativo l’uva chardonnay crea, in questo Clos, un vino dal carattere acido d’una unicità di freschezza: combinazione tagliente, affilata, come una rasoiata di vivace asprezza e un rutilante effetto mineral-metallico di straordinaria essenzialità sapida.

Così si presenta il Clos du Mesnil 2000 Blanc de Blancs della Maison Krug, e in più ha un tono cromatico che niente lascia trasparire dei dieci anni di autolisi e uno in vetro, con nuance tra il bianco carta e il verdolino che s’irradiano su una tinta poco paglierina.

La lucentezza della sua trasparenza quasi impedisce all’occhio di cogliere le minuscole sfericità delle bollicine che spingono un profumo fanciullesco di chardonnay: fiori bianchi (fiore della vite, convolvolo e fiore d’acacia appena sbocciato), pesca bianca, zest di pompelmo rosa, scorza di limone intrisa di sale marino (ricordo di sorso di tequila) e un terroir calcareo e gessoso.

Al gusto si resta attoniti per la glacialità dell’acidità, che combinandosi con la temperatura di servizio (5 °C) crea un effetto cubetto di ghiaccio salato, ricomponendo ciclicamente un sorso dal volume gassoso molto intriso di sostanziosa acidità minerale. Un gusto unico e un finale non conteggiabile per lunghezza interminabile. Lo spunto dell’agrume, ancora in sosta non matura, crea un equilibrio gusto-olfattivo che anticipa un potenziale di affinamento in vetro, che, a oggi, possiamo preventivare in altri 10 anni di progressione.  95/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)