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mercoledì 20 febbraio 2013 14:30:00

«D’inverno il sole stanco a letto presto se ne va». Questo è il ritornello iniziale della canzone di Nada che sembra ben cogliere le situazioni climatiche del Cile, una striscia di terra lunga 4.200 km e larga mediamente 200, dove in inverno il sole si fa ghiaccio, soprattutto nella parte sud, quella antartica. Da primavera all’autunno il clima di fa scherzoso, il nord si mantiene desertico, la parte centrale si veste di Mediterraneo (estate fresche), il sud si fa molto piovoso con venti impetuosi. Poi a sconvolgere, o meglio a sorvegliare il clima, come a comprimerlo, abbiamo da una parte la Cordigliera delle Ande e dall’altra la corrente di Humboldt. Le due entità generano lo scontro del freddo: il giorno le brezze fredde del mare penetrano nell’entroterra, di notte l’aria fredda dei picchi innevati delle Ande scende verso valle: una condizione molto insolita.

Questo effetto fa del Cile un territorio in cui il clima cambia drammaticamente da est verso ovest, piuttosto che da nord verso sud. Una nuova attenzione per queste situazioni climatiche sta producendo un po’ di sconvolgimento nell’uso dei vitigni in  Cile.

Questo perché a soli 4 km dalla costa la media della temperatura durante il periodo di maturazione, intesa come somma delle temperature secondo la formula GDD,  è di poco sopra i 1.000°, mentre a 30 km all’interno sfiora i 1.380°; giusto per avere un raffronto, la Borgogna si aggira sui 1.172° e il Bordeaux su 1.485°. Questo potrebbe spostare certe idee di coltivazione e forse anche determinare un cambiamento nell’espressione dell’equilibrio gustativo del vino, magari concretizzando un’idea enologica meno appoggiata sul “new style” e magari più legata alla variabili del terroir.

Le “rosse” più diffuse in Cile si posizionano nell’ordine: Carmenère, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Malbec, Pinot Noir, Cabernet Franc; per le bianche troviamo Sauvignon blanc, Chardonnay, Riesling e Viognier.

Nelle vigne a clima “freddo” il Pinot noir sta dando molta soddisfazione ai produttori: il suo colore resta brillante ma può concentrarsi meglio, il ventaglio aromatico fa uscire un fruttato molto distinto nella ciliegia, nel lampone e nel ribes rosso, non mancano note di humus e di fiori viola (glicine), e ancora di sottobosco come il tartufo nero e la felce. Insomma un arredo aromatico di prim’ordine e un gusto decisamente sapido, talvolta peposo, però i tannini sono vellutati e il finale d’aroma riesce a superare facilmente i 10 secondi.

Poi c’è la sorpresa Syrah. Il rosso si fa saturo, anche scuro, densamente rubino/granato. Un triumviro di profumi troneggia all’olfatto: violetta, ciliegia e pepe nero. Al palato il grip tannico resta partecipe del gusto con una certa costanza, anche se l’alcool (spesso intorno ai 14% vol.) resiste alla ruvidezza delle catechine e rende elastico il finale con un’intensa e prolungata percezione di erba dolce, menta e speziatura.

Poi sorprende molto il Sauvignon blanc, con un erbaceo che si allontana dalla foglia di pomodoro (talvolta troppo nauseabonda) e spicca nel fagiolino verde e nell’asparago, nell’agrume e nella frutta tropicale, infine – udite, udite – una puntina di minerale che sa tanto di Pouilly-Fumé. Ha gusto piccante in acidità, ma così lo si vuole, un “freddo” Sauvignon, e questa sua vitalità acida compone un lungo finale senza ammiccamenti all’amaricante e all’erbaceo.

Invece lo Chardonnay sembra accostarsi allo Chablis, non per la pietra focaia, ma per un certo “green” aroma che chiude un po’ di spazio aromatico alla mela renetta, alla frutta tropicale, e trasforma il fiore bianco in un fiore sfumatamente amaro, tipo fiore della vite. Al palato recupera un po’ di profilo Meursault, per un tentativo di offrire il gusto nocciolina, resta però fresco e ben sapido, con un finale lungo ed elegante, non incisivo come il cugino di Borgogna, ma la sua sporca figura la fa di sicuro.

Suggestioni di degustazione.

Per lo Chardonnay provare Maycas del Limarí, Quebrada Seca Chardonnay 2011, Limarí e Viña Ventisquero, Tara White Wine 1 Chardonnay 2011, Atacama.

Per il Pinot noir, Ocio 2011 di Casablanca e Carmen, Gran Reserva Pinot Noir 2011, Leyda. Per il Sauvignon blanc il Koyle, Costa Sauvignon Blanc 2011, Paredones e il Casa Marín, Cipreses Sauvignon Blanc 2003, Lo Abarca.

Infine per il Syrah il Matetic, EQ Syrah 2010, San Antonio e il Errázuriz, Costa Syrah 2010, Aconcagua Costa.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)