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mercoledì 9 settembre 2015 16:30:00

Questa è la sintesi del titolo apparso su Decanter.com, il 25 agosto, “Does Chianti wine have an image problem?”. L’altro interrogativo rende comprensibile anche una probabile concausa di questo presunto problema di immagine, e cioè che “avere una fama mondiale e volumi enormi costa al Chianti la sua anima enologica?” Articolo che trova dimensione più ampia nella versione cartacea di agosto, in cui troneggia “Fantastic Tuscany”.

Si ripete: sono due interrogativi!  La disputa sembra avere due particolari vertici d’attenzione: il Chianti Classico Riserva, considerato tra l’altro superlativo, e il generico Chianti, definito come supermarket friendly wine che ne indebolisce il brand (secondo alcuni critici), poi c’è la questione del ritorno del “fiasco” nel mercato inglese.

L’articolo si sviluppa in due segmenti, quelli che pensano che il Chianti (senza specifica alcuna se Classico o meno, ndr) abbia smarrito qualcosa negli ultimi 30 anni a favore di altri stili di vino, mentre per molti consumatori l’idea enologica del vino s’è abbassata di categoria, fino a calarsi nell’entry-level e nell’easy drinking, però con qualità non discutibile per la categoria stessa. È semmai quell’invasione discutibile di Chianti a prezzi sconvenienti che compromette le eccezionali potenzialità  d’immagine della regione chiantigiana.

Ci sono poi quelli che pensano in tutt’altro modo. Innanzitutto sembra indispensabile il distinguo Classico e no. Anzi manca la chiarezza tra Chianti, Chianti con sottozone e Chianti Classico e si dovrà fare di più per spiegare e marcare le differenze.

Nonostante il titolo provocatorio, le due posizioni non intaccano la fama e non mettono in discussione le diverse qualità all’interno delle categorie del pianeta Chianti. Come sempre, sembra che sia l’assenza della divulgazione della conoscenza enologica ed enografica del Chianti il suo possibile tallone di Achille, però tutto il resto del corpo è in forma.

Forse una riflessione più accurata dovrebbe essere fatta sull’anima (o anime) enologiche del Chianti, soprattutto in proiezione di posizione di territorio, o meglio di territorializzazione dei premium wine (vedi vigne del Piemonte che stanno dando frutti in termini di immagine, oltre che di grande qualità, lo stesso si può dire per Borgogna e Bordeaux). Il generico, inteso come generalizzazione del brand, ha solo un’eccezione di valenza, lo Champagne, tutte le altri grande zone soffrono un po’  (vedi Sherry e Rioja).

Noi crediamo fermamente nell’anima fantastica del Chianti Classico e del Chianti, anime diverse tra loro. Siamo convinti che l’evoluzione  (nuova) avviatasi da qualche anno produrrà dei fantastici frutti. “Gran Selezione” è un nuovo punto di svolta, che sia in attesa della fantastica dizione “vigna”?

Noi diciamo che in fatto di Chianti e Chianti Classico “ne vedremo delle belle”, però questa volta l’accezione parlata sarà tutta al positivo, senza se e senza ma!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)