Statistiche

  • Interventi (1678)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 7 marzo 2016 16:30:00

Ci sono dei ciottoli  costellati di quarzo,  c’è dell’argilla, c’è un letto di scisti nel vigneto Le Rouchefer a Saint Lambert du Lattay, zona Coteaux du Layon, Valle della Loira, sulla riva destra dell’Hyrôme.

Qui hanno vigna Agnès e René Mosse, la cui propensione alla purezza enologica ha fatto scuola in tutto il territorio. I vitigni coltivati sono quelli della tradizione: cabernet franc (breton), grolleau gris per i rossi, melon de Bourgogne e chenin blanc per i bianchi.

Il vino Le Rochefer è passato nel corso degli anni da AOC Anjou (come nel 2010) a Vin de France nel 2013.

Si tratta di un’interpretazione dello chenin alquanto fuori convenzione, con resa di 20 hl/ha, vigne di 42 anni a 6500 ceppi ha, taglio guyot doppio. Le fermentazioni alcolica e malolattica sono spontanee, sono svolte in botte semi grande e segue 11 mesi di allevamento in barrique di secondo vino.  Le uve sono restate in pianta fino a ottobre, non per prendere la botrytis (che un po’ se la tira), ma per surmaturare a modino l’acino, affinché possa trattenere un poco del suo fruttosio alla fine del suo percorso enologico di cantina.

Eccolo il “Le Rochefer” Vin del France, 2013, di Agnès e René Mosse (13,5% alcol), dalla bottiglia scivola nel bevante colorandolo di un giallo girasole luminosissimo.  Questo giallo accecante arriva a turbare il senso dell’olfatto, tanto da condizionare i riconoscimenti in un tutto giallo: ginestra, fiore di tiglio, narciso, magnolia. Un mix di propoli e cera d’api si mischia nella salsedine pura e cruda come tratta dalla brezza dell’oceano, c’è un tocco di zafferano e delicatissimi toni di legni d’oriente.  Puro velluto in carrozza di finissimo zucchero e sapidità tropicale, corpo caldo, plastico nell’armonia di bocca e lungamente assistito da un amletismo: secco o non secco, questo è il problema. Ebbene resta amletico, il problema, però tanto lussuriosamente godibile è il suo essere sorseggiato sui frutti di mare crudi, sulle trenette al nero di seppia con tartare di ricciola al lemongrass e su una sogliola alla mugnaia. Infine un numero: 95/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)