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martedì 8 marzo 2016 15:00:00

Poi all’improvviso apparve il minerale del profumo. In quel tempo, quando l’AIS era in via Cesare Correnti e il libro di testo era un collage di dispense elaborate da personaggi di cultura solida e riconosciuta da tutti (Veronelli, Colombani, Trimboli e Marchi), il minerale si riservava all’acqua, il vino ne riportava tracce nell’analisi chimica, e non era ridondante come oggi. Nel testo IL VINO, tra i profumi diversi c’è però un germe della mineralità, non come famiglia odorosa, bensì come profumo diverso (diverso dal liquido, essendo il minerale un solido) e trovava sbocco con il termine “lavagna bagnata” e “pietra focaia”. C’era poi l’ambra, intesa come resina fossile, quella che emana un’aromaticità amaricante prima che il vino traguardi la volata finale (in discesa) della maturità. Il germe mineralità in versione tecnica della degustazione AIS ancestrale ha però più attinenza dell’attuale minerale, che spesso si liquefà attraverso la raffinazione.

Clamoroso è il caso del kerosene odierno, che è miscela di idrocarburi, per giunta liquida, creato dalla distillazione del petrolio greggio: bel lontano dall’essere parente di quel minerale solido, destinato a scintillare, come la pietra focaia.

Non si scriveva (forse lo si pensava) allora che quel minerale fosse succhiato dal terreno, oggi c’è voluto qualche strattonata scientifica per non saldare il connubio sottosuolo e mineralità olfattiva, memorabile fu la battuta: dove il riesling profuma di kerosene, nella Mosella, sotto non c’è una goccia di petrolio.

Ed è appunto con lo sdoganamento del riesling tedesco che questo kerosene s’è diffuso a macchia di petrolio, bagnando anche vitigni ampelograficamente distanti e diversi. Invero questo kerosene non è che fosse molto ricercato, infatti la presenza di 1,6 trimetil-1,2 TDN (diidronaftalene) è più da intruso che da gradito ospite. Invece è ospite della buccia del riesling renano e s’accumula a un certo grado di maturazione combinata con l’età avanzata della pianta. In genere s’amplifica con l’età (evoluzione in vetro), per cui è un terziario e gradisce l’ambiente ridotto (perciò l’allevamento del riesling in legno può stordirlo). Per molti è piacevole, per molti no, soprattutto quando ha maggiore intensità rispetto ai personalissimi flussi odorosi di agrumi verdi, di tarassaco e di fiore di cima di rapa, di miele e di sfumato muschiato, che talvolta vira al fiore di sambuco fino a sfiorare il terpene del moscato. Qui s’innesca la controversia della stranezza, che è poi un interrogativo irrisolto:  il vitigno si deve riconoscere per la continuità odorosa in versione liquido/vegetale, da fiore in frutto passando per la fragranza? Oppure deve assomigliare all’odore della mano che non ha usato il guanto di plastica durante la sosta alla stazione di servizio sulla SS 12? Visto il calo  nelle quotazioni  del petrolio forse anche Schloss Johannisberg Riesling TBA (kerosene in purezza) si posizionerà su prezzi più accessibili. Domanda finale: e i buoni benzina?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)