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Champagne zero dosage

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lunedì 28 settembre 2015 12:00:00

Osservando i tre secoli di storia dello Champagne si può affermare che il dosage (intenso come zucchero) sta allo Champagne, così come lo Champagne sta a se stesso, e combinando questo strampalato gioco di parole si conclude che se lo Champagne non avesse trascinato il residuo dolce (aggiunto o meno) non sarebbe giunto fino ai giorni nostri.

Per centinaia di anni lo zucchero è stato il trucco di questo vino, visto che nasceva da acini d’uva che portavano con sé 11-12 grammi litro di acidità, che al solo pensare fa venire i brividi aciduli. Non è questo il momento di ripercorrere l’evoluzione del gusto europeo dello Champange, che passava dal presunto dry inglese, al ricco dolce della Russia d’epopea pre rivoluzionaria.

Oggi quei fasti zuccherini sono cambiati, s’è innescato il trend di non aggiungere più zucchero nel dosage, per creare il gusto “nudo” dello Champagne, evidenziato in etichetta dalle parole: zero dosage, ultra brut, brut nature, brut sauvage, nature, ecc.

C’è del fermento dietro a questo spogliarsi del gusto sparnaciano, o come hanno detto altri, finalmente dello Champagne senza “make-up” (intendiamoci un bel make-up fa sempre comodo e fa la sua p***a figura). Abbiamo fatto alcune prove e questo è in sintesi il resoconto.

Laurent-Perrier Ultra Brut è stato uno della prima ora in fatto di zero dosage. Chardonnay 55%, pinot noir 45%, riversa al naso tutta la classica purezza delle uve: impetuoso agrume, mela verde, fiore della vite, caprifoglio. Tutta la sorpresa sta nel palato, acidità per niente debordante, bello e buono il suo succo fruttato, ottima la sapidità, ha volume gassoso che estende una sensazione tattile di acciaio (fredda), ha finale lungo e asciutto. Ci sta un 90/100.

Anche Pol Roger s’è affacciato sul non dosato con il suo Pure (brut nature). 33% pinot noir, 33% meunier e 34% chardonnay. Al naso trattiene il verde della mela e della scorza di lime, s’attarda in un po’ di floreale (iris) e chiude con note di kiwi. Ha acidità purissima, però per niente rugosa o dalle sembianze acerbe. Il sapore è di pesca bianca spruzzata di limone e c’è una sapidità ben marcata che innesca una struttura gustativa di rilievo, ha un finale proporzionato nella corrispondenza gusto olfattiva. 89/100.

Eric Rodez fa lo Zero Dosage con 70% di pinot noir e 30% di chardonnay. Sia al naso, sia al gusto si smarca la raffinata rusticità fruttata del pinot: ribes bianco, uva spina, limone; al palato la parte di vino che ha fatto legno equilibra i sapori, s’avverte cremosità e il frutto si fa sapido, così il finale s’adagia su aromaticità di pasticceria. 90/100.

André Clouet fa un non dosato di solo pinot noir, il Silver Brut Nature. Olfatto un po’ vegetale, fogliaceo, con amaricante lime e pesca immatura. Al gusto recupera un po’ di finezza, forse per il parziale uso di barrique, però ha un’acidità che strizza le papille e punge le guance, che sia di sboccatura recente? Nell’attesa lo collochiamo su 84/100.

Drappier Brut Nature fa zero dosaggio e zero solfiti di solo pinot nero. C’è molto frutto da odorare: mela golden, lime e buccia di limone, leggera nota vegetale di foglia di cassis e nocciolina (avellana) appena tolta dal suo guscio. Stupisce l’impatto dell’acidità al palato, sembra quasi soffice, con volume gassoso che trasforma la liquidità in una sensazione di esotica sapidità. 90/100.

Alla  luce di questi resoconti/riscontri, il gusto che qualcuno voleva pensarlo “duro” non lo è, semmai ci sono ondeggiamenti nell’equilibrio, ma lo Champagne – lo si sa – è un vino dinamico.

AIS Staff Writer

 

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