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mercoledì 13 gennaio 2016 16:45:00

Chissà in quanti avrebbero scommesso sulla tenuta dello Champagne nel 2015, forse qualche avventuriero della finanza; figuriamoci se si trovava qualcuno pronto a scommettere  su un nuovo record, questo nemmeno a cercarlo con il lanternino.

Ebbene lo Champagne ha fatto la sua splendida performance anche nel 2015, nonostante tutti gli altri frizzanti che sgranano numeri a nove zero sul pallottoliere.

La notizia arriva dalla Reuters e i numeri dicono 312 milioni di bottiglie, per una stima di 4,7 miliardi di euro: era dal 2007 che non spiccavano queste cifre.

Il buon gioco lo ha fatto il valore dell’euro, e questo vale per tutti i vini d’Europa, che ha allargato il ventaglio estero, però anche il mercato domestico s’è stabilizzato.

Segmentando le varie tipologie vendute, c’è stato un incremento anche nelle versioni prestige e nei millesimati, e il rosato è partito a razzo in Giappone e negli States, quest’ultimi diventati il secondo consumatore dietro gli inglesi. Non splendidi si sono dimostrati i mercati della Spagna e dell’Italia.

La solidità della sostanza frizzante è tutta incentrata sull’Inghilterra, dove il mercato ha sostenuto lo Champagne, ma ha anche spinto il Prosecco, il Cava e lo spumante nazionale; sulla base di questi numeri si può affermare la nazione più spumantizzata (in qualità) resta l’Inghilterra. A detta degli operatori della Marne, la strada intrapresa dallo Champagne, che è dettaglio qualitativo a ogni costo, e nuovo modo di raccontare il legame indissolubile tra Champagne e Champagne (territorio e vino) è stato e sarà un atout difficilmente battibile.

Il nuovo gioco del frizzante è già partito in questo 2016, i dati ufficiali arriveranno entro il mese di gennaio, ma il marketing della Marne s’è già messo in movimento con la celebrazione di ciò che reputano una vittoria, se non in numeri (che sono tantissimi) di certo in valore, visto che le tipologie che corrono sullo stesso binario sono prezzate 2/3 al di sotto del loro standard. Altra certezza di questo vino è la capacità di essere presente nei mercati più strani, dalla Nigeria al Nepal, da Antigua a Turk and Caicos, dalla pizzeria sotto casa a Thomas Keller in Napa.

Per ora non si intravede alcun puntino in lontananza che possa essere visto come un futuro pericoloso competitor, comunque aspettiamo i dati definitivi prima di sentenziare, magari ci sono delle sorprese dietro l’angolo: magari.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)