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mercoledì 3 settembre 2014 14:15:00

Gosset-Brabant mise dimora enologica un anno dopo la grande depressione; lo fece ad Aÿ, con un vigneto di pinot noir piantato nella stilizzata personalità minerale del sottosuolo. Poi c’è la Marne, e questo è un toccasana, se non un elisir, in certe complicate annate, quando c’è bisogno di stabilità micro climatica.

L’occasione di degustazione c’è capitata al Ristorante Erba Brusca a Milano: Champagne Gosset-Brabant Réserve Grand Cru – Aÿ – Brut Nature.

C’è dentro del pinot noir d’Aÿ per l’80% e 20% di chardonnay: ceppi d’età prossima alla trentina. Fanno un mix di acciaio e altro per allevare il vino prima della creazione della cuvée. Dopo il tirage il tempo sur lie è variabile, oscilla da 3 a 7 anni, in questo caso non siamo certo al limite più alto.

Ne esce un liquido che si muove e s’agita con briosità luminosa, con perlage sottilissimo e croma coloratissimo di paglierino laccato di oro. Ha una fragranza calda, di laboratorio di pasticceria, di brioche appena sfornate, di effluvi di tè ai fiori orientali, di pane e burro, di confettura di susine goccia d’oro, di caramelle Rossana. Nella strettoia finale, prima che tutto illanguidisca e si fonda con l’atmosfera, ci sarebbe da scommettere su un qualcosa di soffusamente oaky. Palato “grasso”, burroso, sostanzioso nella spinta acida ma oliato nelle articolazioni effervescenti da cremosità e flavor di crema pasticcera. Ha una tessitura tattile a jacquard, che arabesca una mineralità che sala tipo halite e s’allunga con una pannosità dal soffice rilievo glicerico. C’ha già il suo equilibrio, frutto di una maturazione tecnologica estrema per il pinot noir, visto che non c’è alcun aiuto da parte dello zucchero nel dosage, trattandosi di un brut nature.

In questa versione di solito il pinot noir resta con una rigidità aculea, quasi a formare una bollicina quadrata – carré, per i francesi – che in ritmata sinergia da pressione atmosferica interiorizzata dal liquido, esplode in dissintonie tra il circuito equilibrante dei poli morbidezze e durezze.  Gosset-Brabant Brut Nature ha già l’abbraccio dell’ondulato volo di farfalla del trapezista, salda presa – dopo slancio angelicamente secco e piccante – tra le muscolosità morbide e le sofficità aspre. Si potrebbe dire che questo è uno stile nello stile del fare zero dosage, contraddistinto dal passo gustativo non acerbante del fruttato, l’ovvia assenza di erbaceo e l’impreziosente presenza di soleggiata maturità del paniere colmo di frutta tropicale ed esotica.

È uno stile per l’amante del soft & smooth noir, ben sapendo che il noir (pinot) difficilmente coniugherà nel modo giusto lo sviluppo tattile di quelle presenze, perché le roy noir della montagna di Reims e della parte ovest della Valle della Marne il suo colpo di acidulo prima o poi lo mette a segno nella fase tre della degustazione.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)