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martedì 8 aprile 2014 10:00:00

The UK Telegraph si interessa di Champagne, e c’è un approccio al prodotto alquanto sintomatico delle difficoltà che l’oro di Reims sta attraversando, complice la crisi, complici gli arrembanti Cava e Prosecco, complici un po’ tutto, loro inclusi.

Questa volta l’attenzione si è focalizzata sui supermarket. Secondo i rappresentanti commerciali delle associazioni che rappresentano i produttori champenois, l’ondata del taglio dei prezzi avvenuta nei supermarket inglesi ha generato un pericoloso parassita nell’immagine dello Champagne.

Secondo il Telegraph a fine 2013 i grandi magazzini Tesco e Asda hanno posto in vendita delle etichette di champagne a 10 sterline a boccia, cioè meno della metà del prezzo standard.

Anche le etichette brandizzate sono state oggetto di ripidi decrementi di costo, tanto da valutare che quasi il 70% del totale del venduto nell’ultima parte del 2013 sia avvenuta a prezzi ripassati.

Il comitato interprofessionale del vino di Champagne (CIVC) ha però criticato questa scelta commerciale, che è basata su una strategia e su un disegno di breve periodo, e innesca nel consumatore la convinzione che lo champagne possa essere prodotto al quel prezzo.

Questa guerra tra supermarket è dannosa per lo Champagne, lo affermano un po’ tutti, perché usata come esca per attirare i clienti e mettono in seria difficoltà gli importatori che non hanno mezzi con cui controbattere.

La lotta si sta sviluppando intorno al concetto e al messaggio di non produrre ogni cosa al prezzo più economico possibile, ma di offrire ai consumatori qualcosa di equilibrato.

Il fatto che i grandi magazzini si siano lasciati trasportare dal voler paragonare i flussi incrementali di vendita di Prosecco e Cava con lo Champagne, sta danneggiando le vendite di entrambi: il supermarket non fa profitto, le Maison perdono in visibilità economica.

Accumunare i prodotti per la spendibilità del quotidiano è un grave errore; secondo i rappresentanti dello Champagne i fenomeni Cava e Prosecco sono basati sull’effetto prezzo entry-level, per cui il consumatore sa che quel prezzo corrisponde a un certo livello di beva e a un valore con un punto di equilibrio economico al di sotto dello Champagne.

Lo Champagne non è un alternativa di prezzo, è un’alternativa di qualità, così esordiscono in Champagne, bisogna rimarcare le differenze, tornare a spiegarle per diffonderle ovunque.

Perché, continuano dalla Champagne, rispetto ai competitor soprattutto non rifermentati in bottiglia, e non solo quelli, lo Champagne merita il prezzo più alto.

Si deve tornare a diffondere la notizia che lo Champagne è speciale, che è frutto di un lavoro non automatizzato, che dentro e dietro c’è qualcosa che ha un plusvalore.

La macchina promozionale e informativa si sta muovendo, gli ingranaggi sono stati oliati perché devono resistere alle sollecitazioni fino al 2030.

Di certo l’analisi della notizia potrebbe sfociare in considerazioni sfaccettate in modo variabile, anche perché gli Inglesi, sotto sotto, stanno sognando un mondo sparkling colorato con la rosa bianco rossa dei Tudor; gli investimenti sembrano consistenti e di certo il loro competitor lo individuano nella Marne e non nel Penedés o nel Veneto: e se si sbagliassero?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)