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martedì 15 ottobre 2013 15:15:00

Sorbara è un lambrusco, lo si produce in territori pieni di frizzanti storie e prelibati salumi. I vigneti nei comuni di Nonantola, Bastiglia e Soliera sono, in questo comparto, molto apprezzati. Il Lambrusco di Sorbara ha colore d’un rubino fascinosamente chiaro, una tonalità che crea una confusione ottica rosata, è brioso e frizzante in tutto, con una spiccata nota floreale per cui lo soprannomino “Lambrusco della Viola”.

Il colore che brilla nel bevante è di un rosato strano, il vino ha una mousse delicata, la sua vivacità sembra smarrirsi, anzi mostra evidenti segni di matura età.

Poi nell’indagine olfattiva si scopre che niente ha di attinente ai ricordi del Lambrusco. Si tratta invece di Champagne ottenuto da uno dei più criptici interpreti dell’enologia della Marne, una Maison che è maestra nell’assemblaggio e nell’uso dei vin de réserve. Poi s’è messa a fare i vin de terroir e tra questi c’è capitato il Dizy Terre Rouges, la Maison è Jacquesson.

Il vino proviene da uva Pinot Nero (piantato nel 1993) coltivata in una parcella nel comune di Dizy, il terreno è calcareo e gessoso, con pochi ciottoli ed è esposto a  est. È un rosé de saignée, cioè ottenuto da macerazione corta (forse 12 ore) del succo a contatto con la buccia. A detta di tutti è il prodotto rosato più difficoltoso da ottenere, ci vuole grande esperienza, Champagne come Larmandier-Bernier, René Geoffory, Francis Boulard sono diventati già un must.

Questo Champagne Jacquesson Rosé Dizy Terre Rouges, vendemmia 2007, non è inferiore ai compatrioti sopra citati, anzi forse li stacca tutti.

La sboccatura è avvenuta il 28 marzo 2012, quindi la sosta in bottiglia è stata lunga, ciò spiega quel colore rosato/rosso antico/occhio di pernice che visto da una certa angolazione ricorda il Lambrusco di Sorbara.  La vinificazione è avvenuta in legno, ha fatto la malolattica e la sua vita come Champagne è iniziata con il tirage del 25 giugno 2008.

Ha però profumi profondi di fruttato maturo, di succo dolce di mirtillo e mora di rovo, di fiori viola, di biscotti all’uva rossa, di crostate di marmellata di frutti rossi, crea un ventaglio delicato e ammaliante, anticipatore d’un effetto tattile in cui la forza dell’effervescenza non vorrà essere l’attrice dell’impatto gustativo, ma lascerà spazio a una imprevista, ma ben accolta, morbidezza liquida. Il flavor fruttato insiste e resiste in bocca, si scioglie tra le papille e si ricompone in delicata sapidità, si allunga in un finale che ci aspetteremmo cremoso, invece ci sorprende di nuovo per la setosità.

Uno dei produttori più rigorosi per ricerca di purezza e qualità nei rosati ha affermato di recente: adoro gli aromi e la personalità specialissima dei rosé de saignée. Il produttore si chiama Francis Boulard, e noi concordiamo con lui.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)