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lunedì 15 dicembre 2014 16:30:00

L’Eccellenza di Toscana 2014, tenutasi a Villa Castelletti, Firenze, lo scorso 14 dicembre, è stata per noi, non solo l’occasione per confermare le validità delle selezioni effettuate dai sommelier toscani per Vitae 2015; c’era anche dell’altro, e questo altro è stato sorprendente, perché completamente fuori dai canoni enologici di Toscana: si tratta di vini rifermentati in bottiglia.

C’è in Toscana una certa propensione a sperimentare questa produzione, e aziende come Antinori e Frescobaldi si sono sempre adoperate per avere nel loro portfolio un vino rappresentativo di questa tipologia produttiva. Altre ce ne sono, altre ancora si sono affacciate sul mercato in questi ultimi anni, questa odierna è una novità assoluta.

Nome: Castello del Trebbio
Stile: Brut Metodo Classico
Uve: 80% Chardonnay, 20% Trebbiano
Vendemmia: 2011
Affinamento sui lieviti: 18 mesi
Sboccatura: 28 febbraio 2014
Liqueur d’expedition: con impiego di vino rosso da sangiovese
Zona: Pontassieve, Firenze, Toscana, Italia

Bah! Un altro dei nuovi che tutt’a un tratto ha scoperto che è diventato un mago della bolla? E magari avvalora la propria scelta con dettagli su tanti perché e per come? Bene! Questa volta non ci sono né se, né ma, c’è questo vino: e vai, senza giustificazione alcuna.

Benissimo il colore prorompente da perlage finissimo, ma non così insistente; sorry, la descrizione (ci eravamo dimenticati)… Colore paglierino molto luccicante, forse anche con striature verdoline e con sotto striature leggermente ramate.

Profumo composto e ben disposto nel presentarsi nel pieno di una fragranza di freschissimi fiori e frutti; fiori che ricordano il convolvolo e il narciso, frutti che sprizzano susina bianca e mele condite di succo di limone. Non è un profumo da prendere a paragone per evidenziare in pieno i concetti aromatici dell’autolisi, però solletica il naso con naturalissima e fragrantissima immediatezza, tanto che nel finale è molto stuzzicante la nota di cedrata.

Il gusto è tutta una sorpresa. Subito s’avverte un bollicina che frizza in punta di piedi, ondeggia a mo’ di altalena tra la delicatissima freschezza fruttata e una discretissima intensità sapida. Ha un volume liquido in cui l’effetto carbonico sembra formare un batuffolo cremoso e glicerico: una vera e propria sorpresa morbida.

Viene da chiedersi se sia un italiano satén o un marniano sablé, fatto sta che la sua impressione d’acido carbonico è di una vellutatezza paradigmatica.

C’è anche un aspetto molto curioso nell’elaborazione, il liqueur de dosage è stato composto da un mix di vino rosso – sì, rosso – ottenuto da uva sangiovese, allevato in anfora, della vendemmia 2011. Non sarà certo questo dettaglio a conformare la sua personalità, però se c’è, avrà anche il suo perché.

Il nostro è un perché di sincera espressione di beva: vale a dire, perché e buono, anzi molto!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)