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lunedì 28 gennaio 2013 09:45:00

Incuriosisce molto questo territorio agricolo: primariamente perché per anni è stato economicamente aggredito e soggetto a dominazione dall’industria tessile pratese, secondariamente perché s’è intestardito ed è riuscito, con molti sacrifici, a mantenersi a galla nel settore agroalimentare, sfruttando un potenziale enoico che si rifà direttamente all’aulicità del Bando di Cosimo III de’ Medici del 1716.

Prima che esplodessero i “supertuscan” era un osservato speciale, intenso come corpo estraneo all’ufficialità del blend Sangiovese, Canaiolo, Mammolo, Colorino e delle uve bianche dell’uvaggio di quel Chianti scaturito dalle pietrose terre delle proprietà Bettino Ricasoli del Castello di Brolio. Quel terroir etruscheggiante s’avvalse dell’uva “francesca”, che rimandava al carmenère o al carmenerò di rinascimentale memoria. Insomma prima che sfolgorasse la Costa degli Etruschi fu un territorio in grave sofferenza agricola.

Ora il rosso di Carmignano veleggia su lisci oceani, verso lidi d’eccellenza per competere con successo, sia in termini qualitativi che di valore commerciale, con quei blend in cui il Cabernet Sauvignon è parte di un gusto che offre eleganza e profondità.

Però Carmignano è altro: c’è il Carmignano “dolce”, sia in fatto di vino che di altri prodotti. Per il vino eccelle nella tipologia Vin Santo di Carmignano; per i prodotti del frutteto è impareggiabile nella produzione dei “dottati” secchi di Carmignano e per le specialità lavorate a mo’ di pasticceria, quelle che si piazzano nel vassoio nobile delle eccellenze di micro dessert: un posto nell’olimpo spetta agli Amaretti di Carmignano, quelli inventati da Giovanni Bellini, meglio conosciuto come I’Fochi per via di un lato del carattere simile alla capocchia di un cerino, sempre pronto ad accendersi.

Indiscutibilmente la storia recente di Carmignano è legata anche alla famiglia Contini Bonaccossi, se non altro nel settore enologico, e uno dei motori trainanti del successo odierno fu sicuramente il compianto Ugo Contini Bonacossi.

Poiché si parla di “dolcezze” un omaggio va riservato a un pilastro della tradizione enologica toscana: il Vin Santo.

A Carmignano la tradizione del Vin Santo è sempre esistita, tanto che viaggiando in Toscana e parlando con i ristoratori enofili, si può trovare quel Vin Santo extra industrialeggiante che risponde ai canoni fissati dal maestro Giacomo Tachis.

L’apprensione è vibrante nell’aprire il Vin Santo di Carmignano Doc Capezzana Riserva 1998. Per quanto riguarda le uve della cuvée si tratta di 90% di Trebbiano Toscano e 10% di San Colombano che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Le uve, una volta raccolte, vennero appassite sulle stuoie fino a Febbraio, poi ammostate e passate in carato dal 100 l (così chiamano i Bonacossi le piccole botti di legno) per sostarvi oltre 5 anni. I carati erano prodotti con legno di Castagno, Rovere e Ciliegio, e così lo è ancora perché quella tradizione s’è mantenuta.

 

Vin Santo di Carmignano Doc Capezzana Riserva 1998, Conte Contini Bonacossi

La bottiglia di 0,375 ml è ancora intatta, il sughero è uscito senza problemi, è ben intriso di vino per 1/3, profuma di miele e caramello, buonissimo auspicio. Il Vin Santo scende nel bevante con flemma consistente, è luminoso e brillante, il colore topazio. Giacomo Tachis ha più volte detto, e altrettanto scritto, che il Vin Santo Toscano deve avere un elegante spunto di aldeide acetica, e qui c’è, ma non è l’attore del profumo, semmai si insinua nell’espressione odorosa di un miele che avvolge i frutti come il fico secco (quello dottato) tanto da renderlo sciroppato, la fetta di arancio, la prugna bianca; dà l’idea di propoli e di cera, di albicocca candita e di balsamico. Ma è al gusto che stravolge i canoni. Non è abboccato ma nemmeno secco, è pastoso con oleosità, quindi non è scivolosamente lento come il miele e l’alcool si nasconde nelle altre morbidezze. Ha una sapidità criticamente rinfrescante, ed è questo l’effetto che deve procurare il Vin Santo “vero”, tanto che gusti fruttati collegati ai sapori dolci e acido-sapidi sembrano imbibiti in aceto e scottati in un vecchio distillato di vino. Le papille sembrano ungersi nel tratto finale del gusto del vino, ma il loro assorbire è quasi magico, tanto che una volta conclusa la proiezione della persistenza aromatica intensa il palato resta pulito, pronto a cogliere di nuovo tutto il gusto come una novità. Grandissimo Vin Santo questo Carmignano 1998 Riserva dei Conti Contini Bonacossi; nel vino la perfezione sembra non esistere, ma se decidessimo che esiste sarebbe necessario tener conto di questo Vin Santo. Ultima cosa: un grazie al Ristorante La Torre di Montecatini Alto per l’omaggio di questo vino.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)