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giovedì 20 agosto 2015 09:00:00

Chi è costui? Perché così viene da dire, visto lo striminzito territorio a cui l’ha costretto l’urbanizzazione della Costa dell’Estoril e di Carcavelos. Andiamo con ordine. Siamo in Portogallo, a una quarantina di km a ovest di Lisbona, dove il fiume Tago incontra l’Oceano, e il Carcavelos è un vino “Generoso”, che tradotto in italiano equivale a vino fortificato.

Quando si accende l’interruttore sul Portogallo viticolo subito s’illumina il lampadario Porto, le lampadine del Madeira e via via altre ottime realtà, ma il Carcavelos resta spento.

Carcavelos fu famoso e d’antico spirito (ci sono tracce nel 1370), dicono un vino favorito dal Duca di Wellington, tanto da raggiungere un prezzo esorbitante a un’asta di Christie’s nel 1769 a Londra, dove era conosciuto come “Calcavella” o “Lisbon Wine”.

L’odierno disciplinare autorizza l’uso delle uve Preto Martinho, Ramisco e Periquita (bacca scura), Galego Dourado, Arinto, Brancas e Ratinho (bacca bianca). La tipologia è vino liquoroso dolce, gradazione tra i 17 e i 20 gradi.

Da qualche anno stanno cercando di far rivivere questa tradizione, la spinta è stata data dalla Câmara Municipal de Oeiras, che nel 1980 ha rivitalizzato le vigne, che adesso si estendono per oltre 12 ettari e se ne è uscita con il Carcavelos Conde de Oeiras, bianco, multimillesimato, con miscela di una decina di annate (secondo il nostro interlocutore dal 2007 al 1995). Ha colore oro vecchio sfumato di topazio, lacrimoso e molto consistente. Ha profumi terziari in progressione non ossidata, in primis miele di castagno, mandorle tostate al miele, sciroppo di fico bianco, pasta di mandorle;  non ha un’ampia complessità, ma i profumi si intrecciano così equilibratamente che diventano gradevolissimi. Gusto dolce e morbido (classico… è!), ha però un grip sapido che stempera il mondo delle morbidezze (gradito anche un intervento di temperatura di servizio a 11 °C) e scivola nel finale ricordando un adolescenziale sapore di “lecca-lecca” al gusto di albicocca sciroppata. È un vino curioso, non fa librare il suo alcool, così non vira allo stucchevole. È dolce o semi dolce e tale vuol presentarsi al palato, quindi basta stemperarlo con il freddo, così da avvicinarsi al ricordo retro olfattivo di dolci e rilassanti tisane. Del Carcavelos c’è anche la versione in rosso, dicono più espressiva. Se ci capiterà di degustarla ve la racconteremo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)