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martedì 4 agosto 2015 10:30:00

Di questo vino per primo ci ha attratto la scritta nella controetichetta. Forze pulsionali profonde e l’ascoltare – il dare adènzia siciliano – e l’insistenza sulla profondità, in un atto di intendere che è vita: Nero d’Avola e Syrah in un valore più grande della loro somma.
La lettura infonde energia, suspence e spunti filosofici teoretici e conoscitivi, che combinati con il segno dell’etichetta che rimanda quasi al Da Vinci Code, e al fatto che il vino è accompagnato dal sottosuolo di cui si è nutrito, ne esce una premessa per tutto un gioco che si fa molto suggestivo.  È accaduto a un corso per sommelier con allievi giapponesi. L’azienda ha inviato il vino per la degustazione, e insieme al vino il suo terreno: ottimo intermezzo di discussione e d’insegnamento. È terreno calcareo e gessoso, rilucente del suo candore biancastro, seppur compatto si spezza con facilità e nello strisciar l’un l’altro dà un’idea olfattiva di sale di mare.

Il Baglio del Cristo di Campobello, Adénzia 2012, ha un’anima bicuspide: Nero d’Avola e Syrah. Ha tutta la compattezza (rosso granato) cromatica dell’assolato vigneto di Sicilia, con polifenoli cromaticamente serrati ma con superficie lucida. La sosta in bottiglia ha maturato un frutto di mora e mirtillo (che sia il calcare?), insaporito da note balsamiche, tostate (chicco di caffè e cacao) e d’erbe aromatiche secche. Ha fatto acciaio e legno grande, tanto da far risaltare un gusto in equilibrio tra potenza d’alcol (14%) e tannica sapidità: la loro fusione ne fa una consistenza liquida a masticazione vellutata. Ha finale mineraleggiante, (che sia gesso?) e di gradevolissima fattura.  Il prezzo di vendita è intorno ai 12 €, un valore commerciale molto interessante, soprattutto perché non è un vino impoltronito sul morbido e certe sinuosità tanniche lo rimandano al Rhône.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)