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giovedì 3 marzo 2016 11:00:00

Nel Rodano non mancano le eccellenze del vino, il syrah soprattutto riesce a erigersi a livelli così stratosferici che diventa punto di confronto planetario; anche il viognier s’è risollevato dopo anni di retroguardia.

Poi c’è un oblio produttivo, nel senso che la produzione non riesce a graffiare in qualità, mai si allenta e si rilassa su vini entry level di non facile tipicità geografica, visto anche i 21 vitigni ammessi dal disciplinare con base ampelografica altalenante tra grenache e syrah.

Nel corso degli anni i vignaioli hanno tentato di personalizzare certi terroir e sono arrivati a poter indicare in etichetta 18 villaggi. In questi giorni nel Rodano stanno festeggiando il riconoscimento INAO del Cairanne AOC Côtes du Rhône, che diventa un’AOC Comunale a tutti gli effetti.

Il rosso impiega del grenache (circa 60%),  poi syrah, carignan e mourvèdre, vitigni che assicurano una rimarchevole complessità gusto olfattiva solo se le vigne hanno una certa età. Qui però si oscilla ancora tra la potente espressione (un po’ rustica) del grenache a tutti i costi, difficilmente impreziosito dagli altri vitigni, con finale spesso troppo mandorla amara e colore “mordoré”.

Il bianco, che però è solo il 5% della produzione, è quello più interessante; sfrutta marsanne, viognier, bourboulenc, grenache, clairette e roussanne. Quando la base del vino è il clairette e il roussanne, il bianco si fa altero nel profumo con toni di fiori bianchi, frutta esotica e pietra bianca, e in più un tocco di garrigue e lemongrass. Al gusto marca la presenza di una sapidità energizzata da un po’ di piccantezza versione pepe bianco e dà un finale di cera d’api: ricorda molto lo Châteauneuf du Pape Blanc.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)