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giovedì 23 luglio 2015 09:30:00

Una volta c’erano: verdi, rigogliosi, coltivati “en foule”. Coloravano tutta la vallata della Marne e si alternavano ai greggi delle pecore. In quegli anni si chiamavano chasselas doré, arbanne, petit meslier, morillon blanc, morillon taconné, fromenteau, chasselas dur, chasselas blanc, françois blanc, gouias blanc e il gouias noir; e ancora noirien, gamet, alicante, enfumé rouge, troyen noir e beaunoir, e altri ancora che entravano nella miscela di un vino che oggi si chiama Champagne.

Qualche produttore s’è tenuto questi vecchi vitigni, ancora autorizzati nella cuvée dello Champagne, uno di questi è Aubry a Jouy-lès-Reims.

Deve esserci del romanzesco letterario nel fare Champagne in questo récoltant-manipulant, ovvero vignaiolo, visto che ha chiamato la sua filosofia produttiva con un tema proustiano: alla ricerca dei vitigni perduti.

Nombre d’Or è uno Champagne fatto con i vitigni del tempo che fu, di quando ancora non si era certi che il vino frizzante superasse la barriera della diffidenza e che potesse via via migliorare il suo spirito nervosamente verdognolo.

Nombre d’Or è dominato nella cuvée dal fromenteau, poi c’è del petit meslier, dell’arbanne, un po’ di chardonnay, del pinot blanc e del meunier. La vendemmia che abbiamo degustato è stata la 2009, con data di sboccatura novembre 2013.

C’è della radiosità dorata nella sua brillantezza. Ha profumi delicatissimi, non spinti dalla forza della CO2, c’è molta viennoiserie ripiena di marmellata d’agrumi e di confetture di pesca gialla e di susina bianca, c’è un fiore di tiglio fresco e amaricante, c’è una grattata di sale grosso, un po’ di rabarbaro e della scorza gialla di limone grattugiata. Il gusto del vino si gonfia delle proprie essenze rinfrescanti e minerali, si pavoneggia nell’espandersi vellutato e sontuosamente gassoso, ha un’energia frizzante molto timida nell’approccio tattile, ma di sostanza solida quando si scioglie a elettrizzare l’acidità e la salinità. Straordinario è il suo finale al sapore del burro salato spalmato di marmellata d’arancia. Un gusto perduto? Meno male che no!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)