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martedì 26 marzo 2013 10:00:00

Jacob Gaffney su winespecator.com ha pubblicato una notizia apparsa sulla rivista Antioxidant & Redox Signaling.

Un team di ricercatori dell’Università di Reading, facoltà di Chimica, Cibo e Farmacia, sono giunti alla conclusione che gli acidi organici presenti nello Champagne migliorano il potere del cervello.

Il capo ricercatore, Dr.ssa Giulia Corona, ha spiegato che, lei e il suo team, hanno servito Champagne (l’equivalente di un bicchiere al giorno a persona) ai topi di laboratorio per sei settimane e hanno constatato che i roditori hanno mostrato un miglioramento della capacità della memoria spaziale; questo grazie all’incremento dell’azione di regolazione del ciclo cellulare nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo, ciò in quella parte del cervello che controlla l’apprendimento e la memoria.

Secondo la Dr.ssa Corona il test effettuato mostra elementi di stretta compatibilità con l’uomo, per cui a detta della dottoressa “un’integrazione giornaliera con poca/moderata dose di Champagne, per sei settimane, porta un miglioramento alla memoria”.

«I componenti fenolici dello Champagne interagiscono direttamente con le cellule nervose, ne migliorano la comunicazione e spingono i nervi a portare i segnali elettrici al cervello per rigenerare le cellule».

Quindi l’effetto effervescenza, oltre a creare una sensazione tattile al palato, a incrementare l’effetto pseudo termico e di freschezza, fa di più, e oltre a deliziare il naso e il palato dei degustatori, delizia anche il sistema limbico.

Comunque… la mano sulla CO2  non ce la sentiamo di mettere.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)