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martedì 1 settembre 2015 17:00:00

Ad Amsterdam, il prossimo novembre, nei giorni 23 e 24, si terrà il 7th World Bulk Wine Exhibition, l’equivalente di un Vinexpo, Vinitaly o Prowein, solo che il mercato riguarda dal BiB (contenitori superiori a 2 litri, bag in box) alla cisterna.

È un segmento di mercato che non può essere ignorato dal Sommelier, visto che nel 2013 rappresentava il 38,1%  del volume (lo stesso è stato per il 2014) ed era del 32% nel 2000; mentre il mercato delle bottiglie era del 55%, però in discesa dal 63% del 2000.

Cosa c’è d’interessante nell’analisi di questo enorme mercato, è che dietro a tutto ciò c’è uno studio preventivo per individuare quello che può essere di gradimento al consumatore, con un occhio ben rivolto agli emergenti pianeti del mondo del vino, intendendo come emergenti anche nazioni che si reputano erroneamente consolidate al vino.

L’OIV ha ben schematizzato il concetto esaminando il trend dei consumi del vino tra il 2000 e il 2014, evidenziando che sono i nuovi consumatori quelli che più interessano il mercato, e l’essere nuovi consumatori mostra due aspetti: un popolo che incrementa il proprio reddito e/o che cambia le proprie abitudini alimentari. Sarà forse per la crisi europea (minori entrate) e per la stabilità del regime alimentare (anzi impoverimento del medesimo) che c’è un deciso decremento di consumo in Spagna, Italia e Francia, mentre Australia, Regno Unito, Cina e Usa espongono un trend in crescita. È anche interessante conoscere che il 39% del vino è consumato fuori dalla vecchia Europa (nel 2000 era il 31%) ed è apparso un continente (3%) che molti reputano molto interessante, l’Africa.

Questo voluminoso mercato s’è anche indirizzato verso la volontà dei consumatori, chiamiamoli nuovi, oppure che da occasionali passando ad abituali (intendendo con abituale consumo di vino 1-2 volte a settimana). Il mondo del bulk wine è convinto che si possano attrarre i consumi con dei vini dal colore intenso, aromi molto fruttati, rotondità in bocca, no amaro e non elevata gradazione alcolica, è c’è anche il “BIO”; non solo ma la recente virata al rosé (alcol leggero, semplicemente fruttato, no amaro, pochissimo o assente residuo zuccherino) sembra un colpo vincente.

Trattandosi di un segmento per palati anche “immacolati” è diventata un’esigenza il rispetto di quei dettami, che si devono accompagnare a un livello di qualità costante qualunque sia il millesimo. Questa qualità “bulk” scontava un prezzo medio d’acquisto al litro a giugno 2014 di € 0,76, con il picco in Australia 2,19€ e il minimo 0,46 in Portogallo. L’OEMV ha elaborato anche il prezzo medio di mercato per vini diversi dai bulk wine, e a giugno 2014 il prezzo medio al litro per un vino spumante sfiorava 6,66 €, mentre quello imbottigliato (bianco, rosso o rosato che fosse) sfiorava € 3,30 al litro.

Ciò detto, risulta evidente che nel mondo c’è un concetto di qualità molto variegato (da pensarci su), che non esclude, o diciamo non riserva ai soli top price wine il diritto di cronaca, anzi i volumi e le non speculazioni finanziarie sono posizionate in altri gradini, in altri palcoscenici, a cui va tutto il rispetto per movimentare un volume di affari di 2.834 milioni di euro e, attenzione, l’Italia sta in alto con 434 milioni di €.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)