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lunedì 18 maggio 2015 16:30:00

1981 la start up. Oggi si direbbe così! 1981 l’esplosione di un coraggio intellettuale e interiore che non trova riscontri nella storia della Champagne, un impeto pieno di intuizioni e di strategie enologiche che si essenzializza, oggi, a distanza di appena 34 anni, in un brand riconosciuto planetariamente: Bruno Paillard.

Gli Champagne di Bruno Paillard (in questo caso non brand, ma nome e cognome del patron) si sono spesso presentati dispettosamente esuberanti in acidità e pizzicore da CO2, soprattutto se prossimi alla sboccatura: bizzosi. A dire il vero a noi piacciono le personalità bizzose, perché a fine bizza si scopre sempre un’angolatura caratteriale con certe sorprendenti attrattive.

È il caso di questo Bruno Paillard Blanc de Blancs Réserve Privée Grand Cru multimillesimato. Lo chardonnay proviene tutto dalla Côte des Blancs, e per altre informazioni tecniche c’è il sito di Paillard a disposizione.

Noi siamo molto interessati alle sfumature organolettiche di questa Réserve Privée che porta l’indicazione dell’anno di sboccatura: dicembre 2011.

Bruno Paillard si fa interprete di una filosofia enologica che parte dalla “purezza” delle uve per purificare profumo e gusto, nel tentativo (ben riuscito) di assimilare al meglio l’uso del legno, il flusso della presa di spuma e la maturazione organolettica, concentrando lo sforzo nella costruzione di una prospettiva di longevità evolutiva slow-motion.

Crediamo che questo Blanc de Blancs Réserve Privée, che a conti fatti potrebbe avere un’età intorno ai 9 anni (partendo dalla data dell’ultima vendemmia della cuvée), sia l’uno e il trino della sua essenza enologica.

Un bevante fine e immacolato accoglie una formazione di spuma bianchissima e finissima (due superlativi, o yes) che fa del surf sulla superficie del liquido. Sotto si compone un colore straordinariamente luccicante, di un paglierino molto venato di verdolino (come chardonnay deve essere), “bulles” super microscopiche.  Stupefacente è l’integrità fruttata e floreale che lo chardonnay è riuscito a trattenere: mela verde croccantissima, pompelmo, limone verde, un po’ di cintronella e limetta;  poi mandorla fresca, narciso bianco e prato alpino di bianco fiorito. E poi basta, perché siamo ansiosi di sorbirlo. Effervescenza irresistibilmente evanescente (nel senso buono) e aerea, impalpabile, ricama un fizzy-fresh superbo, un sapore in cui si fondono espressioni dal flavor fruttato: ancora mela, limetta dolcissima, idea di piperita e guava. Ciò che rende elegante e raffinato il gusto è la sottigliezza del volume liquido, le bollicine che invece di esplodere a contatto con le papille, s’innalzano a mo’ di aerostaticità, sublimandosi in una vaporosità acidula, aerosolica.

C’è scritto nel retro etichetta che durerà decenni: ci crediamo! Il suo non sarà un navigare a vista, ma a ragion veduta.

I Beach Boys cantavano “Surfin’ U.S.A.” nel 1963, con il Blanc de Blancs Réserve Privée Bruno Paillard Grand Cru canteremo “Surfin’ Champagne” nel 2025.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)