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martedì 24 dicembre 2013 15:30:00

Quest’anno ci voleva proprio un vino frizzante integerrimo, con la grinta organolettica che scaturisce direttamente dall’ordinanza di Luigi XV, “OR1735” [ordinanza reale 1735]. Con questa dichiarazione Luigi XV istituirà la bottiglia per lo Champagne; l’editto precisò tra l’altro il modo di legare il tappo, che fu prima fatto con lo spago, poi da 1760 fu impiegato ferro oppure ottone. Il giorno in cui uscì quella bottiglia era l’8 marzo 1735, la sua capacità era la Pinta di Parigi, corrispondente a 0,952 litri.

Il vino frizzante in questione è OR1735 della Maison familiare J. de Telmont, chiaramente si tratta di Champagne. Non siamo riusciti a creare un collegamento tra l’anno 1735 e l’attuale Champagne se non prendendo in considerazione la forma della bottiglia, molto vicina – seppur rifinita con eleganza nella forma – a quella del 1735, per il resto il solo altro collegamento sta nell’uso dello spago per il ficelage, perché uve e gusto di sicuro non c’entrano.

Lo Champagne OR1735 J. de Telmont vendemmia 2002 è un 100% Chardonnay da vigneti Grand Cru di Avize e Chouilly. Ha fatto la fermentazione in botti di legno per il 20%, non è stata attivata la malolattica, però è stato fatto il batonnage e l’autolisi l’hanno lasciata allungare nelle fresche cantine di Damery sur la Marne per quasi otto anni. Dopo il dégorgement il tappo è stato fissato alla maniera ancestrale, con cera lacca e spago.

L’apertura della gabbietta in spago l’abbiamo fatta in stile Déjeuner d'huîtres (1735), cioè usando il coltello fornitoci dalla Maison, come si nota nel quadro di Jean-François de Troy, la cui tela è conservata nel Museo Condé a Chantilly.

All’indagine degustativa la mousse spicca un volo spumeggiante, ha colore candido e cremosità compatta, anche la collerette è circolare e ininterrotta.

Basta con questi tecnicismi ci suggerisce un sommelier!

Concentriamoci invece su questa finissima espressione esotica che ricorda il profumo di quando si sbuccia e si taglia a fette un ananas, o ancora di quando si spezza uno spicchio di arancia e per chi apprezza quella dolcezza macchiata di legno dal profumo amaricante che corrisponde alla vaniglia del Madagascar, ebbene c’è anche quello.  Possiamo dire che è già bouquet, con quella concentricità aromatica che ingloba anche il profumo delle foglie di tabacco dolce, dei biscottini al ginger, del cardamomo e dell’anacardo. Bouquet de patisserie direbbero i puritani accoliti dello Chardonnay.

Gusto di sostanza, di voluminosità spessa e consistente, con compressione glicerico/cremosa, l’effetto pizzicore è però delicatissimo, la sua leggerezza è essenza del suo non essere bollicina: è superbo. Poi la chiusura di gusto tipica di uno Chardonnay della Côte des Blancs: sapidità finissima, come polvere di sale e di gesso.

Qualcuno tra noi ha azzardato un abbinamento con un sigaro di manifattura caraibica, altri lo suggerivano su tutto, altri ancora con i formaggi più disparati.

L’importante è semmai rintracciarlo sul mercato, i Telmont lo fanno solo in annate top, la quantità prodotta non è abbondante, per cui a chi lo ha diciamo cheers, e agli altri: pazienza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)