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venerdì 5 luglio 2013 12:30:00

Anselmo Pandolfini? E chi non se lo ricorda! Artigianale tombeur de femmes in vacanza a Palma di Maiorca, un personaggio interpretato da Alberto Sordi nel film “Brevi amori a Palma di Maiorca” (1959).

Il Pandolfini è intraprendente, non molla mai la presa (femminile) una volta che è entrata in contatto con l’orbita della propria calamita d’abbordaggio, e tutto ciò nonostante un difettuccio non da poco come la zoppia.

Il Pandolfini non teme nemmeno la concorrenza, per conquistare le lenzuola della biondissima di turno, di  un giovanottone aitante e yankee, tanto che la sua battuta è restata negli annali di Alberto Sordi: l’americano è un popolo giovane, magna lo spaghetto, beve er vino  e s’abbiocca.

E così accadde nel film, lasciando spazio godereccio con l’avvenente vamp al Pandolfini in formato playboy accartocciato.

Lo spezzone di questo film ci è subito tornato alla mente di fronte a un vino di Maiorca, un vino dal nome un po’ conturbante, ma che attizza: Son Negre dell’Azienda ÀN Ànima Negra.

Di certo non era questo il vino che citava il Pandolfini, all’epoca certe eleganze enologiche non esistevano, però ci piace pensare che una liason rossa ci sia.

Son Negre è prodotto con uve Callet 95% e Manto negre e Fogoneu per il restante.

Il nome Son Negre prende vita dalla frazione agricola in cui si situano le vigne, una porzione di territorio rinfrescata dalle continue brezze marine, per cui il vino non perde di acidità e trattiene gran parte del tesoro odoroso.

Son Negre è fatto con lo stile bordolese international, fa 25 giorni circa di vinificazione in botti di legno da 30hl, poi sta 17 mesi in barrique di legno nuovo,  insomma c’è di tutto e di più per cercare una concentrazione completa; infine l’alcool, un bel 14,5% (forse 0,5 in più).

Non viene prodotto tutti gli anni, l’occasione che ci è capitata è la vendemmia 2007.

Così i dati trascritti nella moleskin. Scuro? Macché! Scurissimo rubino (?),  porpora (?), granato (?), diciamo che un bel boh non ci starebbe male; però tutti d’accordo sulla consistenza. Grande spunto tostato. Qui si tosta tutto, dal caffè al pane, poi si prende della marmellata di mirtillo, di cassis e di ciliegiona scura, una spruzzata di viola mammola e lavanda, delle foglie di tabacco latakia e un tocco balsamico rinfrescante: un grande olfatto.

Setoso, vellutato, come del burro che ospita della marmellata organic, cioè saporitissima. Ha una tannicità di grande effetto succoso, piena di nobiltà e di potenza, senza cessioni all’amaro e al rugoso, quindi elegantemente vigoroso e con finale ballerino d’estenuante lunghezza, come il Bolero di Ravel. Un vino così non ci si immagina a Maiorca, però è un bene che ci sia.

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)