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giovedì 23 gennaio 2014 10:15:00

Non è ancora terminato il primo  mese dell’anno 2014 che già i mortaretti scoppiettano nella Gironda, dove i reputati e strapagati Cabernet Sauvignon e Merlot attendono di mostrare le grazie ricevute dalla stagione 2013. Invero ci sono ancora tre mesi e tutto questo rumore inizia a fare un certo scalpore e desta anche una certa sorpresa, che non sappiamo se giudicarla in positivo o negativo.

Il dato certo è che la vendemmia 2013 nel Bordeaux è stata semi catastrofica, così dicono i più pessimisti, i vini si annunciano tra il lusco e il brusco, o più italianamente in chiaro scuro, e i rimandi alla sciagurata stagione del 1984 sono frequenti.

Giornalisticamente parlando ci sono poi i falchi e le colombe della degustazione girondina. Alcuni giornalisti anglofoni di grido sembrano voler evitare il viaggio in Aquitania, altri non lo ritengono così impellente: e questi sono i falchi. Le colombe dell’informazione enologica hanno detto che saranno della partita quando s’avvieranno le degustazioni en primeur, ma non si attendono alcun fuoco d’artificio.

“La peggior vendemmia del dopo guerra” ha tuonato un famoso wine-journalist inglese, e questo ha fatto scatenare alcuni risentimenti sulle rive della Gironda, dove nelle cantine dei luccicanti Château l’interrogativo è d’obbligo: s’esce o no con il primo vino?

Alcuni wine-maker e produttori hanno lanciato un sassolino nello stagnante spirito di disperazione, affrontando anche un intelligente discorso agricolturale e tecnico, affermando che i progressi fatti negli ultimi quindici anni in vinicoltura e viticoltura non sono forieri di quelle negatività incidentalmente accadute nelle pessime vendemmie del passato, 1984 incluso. Non fasciamoci la testa prima di esserla ammaccata, ripete giornalmente il direttore di Millésimes, la questione la si può vedere da due angolazioni ed entrambe potrebbero essere o completamente spagliate oppure corrette, per cui dire che i tutti i vini del 2013 saranno pessimi è sbagliato, così come lo è affermare che pochi saranno buoni. Il vero sta nel mezzo, ma non va considerata assolutamente un’annata da scartare, da non giudicare, o da non comunicare al mondo con i soliti sistemi di informazione.

In realtà tutto circola intorno alla questione del prezzo di vendita, dopo anni di ascesa, anche scoppiettante, ora il mercato sembra afflosciarsi, se non comprimersi, con le top winery che ostentano silenzi sconcertanti sulle questioni irrisolte dei vini falsi, che il processo Kurniawan ha bellamente mostrato al mondo del vino.

Tornando al 2013 c’è già chi torna a lamentarsi che il mondo si è dimenticato che fare vino nel Bordeaux non è sempre così perfetto; altri dicono che coloro a cui piace il vino non potranno fare a meno del primeur 2013, in tal modo si renderanno davvero conto di cosa si possa fare con una vendemmia poco felice e le sorprese sono dietro la barrique,.

Gli eno economisti ritengono che l’uscita della vendemmia 2013, in qualunque modo la si vorrà monetariamente contestualizzare, darà uno scossone a tutta l’industria del vino, da una parte perché l’abbassamento dei prezzi di vendita potrebbe riportare molti Bordeaux alla portata del consumatore quotidiano e non ultimo ricreare delle condizioni e dei rapporti tra mercato e prodotto più equilibrate e calmieranti. Noi diciamo: ne vedremo delle belle.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)