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mercoledì 21 maggio 2014 17:00:00

Vino da leggenda, per una leggenda di vino e nel vino!

Tra storia e leggenda si dice che le coste della collina fossero piantate con uve a bacca rossa prima che il vigneto diventasse proprietà di Carlo Magno. Quel rosso rubino acceso d’un diavolo di vino colorava anche la bianca barba di Carlo Magno, che ne era ghiotto. Per un re non era ideale questo avvinazzamento, per di più anche visibile, quindi gli fu consigliato di espiantare l’uva rossa e passare a quella bianca: nacque così il Corton-Charlemagne.

L’uva di questa leggenda, o presunta tale, è lo Chardonnay, ma leggenda o non leggenda il vino lo è davvero da leggenda.

Le vigne sembrano sospese su un balcone che spazia verso sud, con minime angolature a ovest, verso Pernand e a est in direzione di Ladoix.

Il terreno è solido, del Giurassico Superiore, cioè con marne, però inframezzate da strati di calcare profondi tra 10 e 20 centimetri; la pendenza s’abbassa dai 300 ai 250 metri. In cima alla collina il calcare si colora di marrone, proprio dove inizia il bosco, le cui radici diventano protettrici verso l’erosione e le fronde degli alberi sono una barriera per il vento.

Le radici che affondano nella stratificazione della marna con gli inframezzamenti di calcare succhiano una mineralità dal carattere unico e straordinario e creano un’eruzione rocciosa che gli storici della denominazione Corton-Charlemagne Grand Cru sintetizzano con un’efficace definizione: mineralità con talentuosa eleganza, e così è il Corton-Charlemagne! Ed è vero! Ne abbiamo trovato conferma nella vendemmia 2004 che abbiamo degustato al Ristorante La Trota di Rivodutri, giusto a pochi metri dalle sorgenti le Septem Aquae di Cicerone, oggi Santa Susanna.

Corton-Charlemagne 2004 Bonneau du Martray Grand Cru ha la pura limpidezza di un’acqua che esce immacolata da una vergine sorgente. Il suo colore paglierinissimo sembra nato per decorare del vetro di cristallo – occhio però, è un 2004.

Non c’è eleganza se non sei elegante nell’animo e nello spirito, dicevano gli istitutori dell’800. Questo Bonneau du Martray 2004 è una cerimonia catartica che procura quella parte dell’eleganza che si fonde con la magia della raffinatezza. I profumi sono coreutici, ciò basta per descriverli a chi del sapere degustativo se ne è fatto una ragione. Anzi quella danza odorosa (coreutica, appunto) immateriale, diventa materiale gustativo quando il corpo  armoniosamente curvilineo del vino inizia a muoversi tra e sulle papille come se avesse indossato delle scarpe da Punta Bloch Serenade, per cui anche il suo volume liquido danza in consistenza e sopraffina mineralità, seguendo una coreografia volteggiante e sublimante e al pari della danza classica, che per Aubrey Lynch, deve “toccare, commuovere, ispirare:  è questo il vero dono della danza”. Questo Corton-Charlemagne 2004 tocca, commuove e ispira, tanto che si compenetra perfino nella letteratura sopraffina di Milan Kundera e dell’insostenibile leggerezza dell’essere… VINO!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)