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mercoledì 10 gennaio 2018 12:15:00

Tra le caratteristiche di produzione che distinguono l’elaborazione della birra lambic c’è la fermentazione spontanea a mosto aperto per assorbire al meglio i naturali lieviti dell’ambiente. Infine c’è anche, dopo la fermentazione, una sosta in botti di legno e talvolta produzioni nuove e meno nuove sono miscelate per creare più complessità e profondità di gusto e di flavor. Il luppolo usato non è quello fresco, per cui la nota “luppolata”  non si avverte. Tra le versioni lambic alla frutta troviamo quelle al Framboise (lampone), alla Pêche (pesca), al Cassis, alla Pomme (mela), alla Poire (pera) e infine quella in versione Kriek, alla ciliegia.

Le Kriek sono delle ciliegie che crescono in Belgio, con un carattere gustativo gradevolmente acidulo.

Abbiamo assaggiato la birra Kriek prodotta dalla brasseria Oud Beersel, il cui nome è “Oude Kriek Vieille”, ha 6% vol. di alcol e la data di scadenza è sorprendentemente il 30 settembre 2036, per la cronaca è stata elaborata il 30 settembre 2016.

Il birrificio Oud Beersel fu fondato nel 1882 nel Brabante Fiammingo, in una cittadina in cui si contavano, quando la versione lambic tirava, dodici brasserie artigianali, tutte inzuppate di un savoir faire che le faceva distinguere ovunque.

La birra Kriek della Oud Beersel miscela delle ciliegie naturali (400 grammi per litro), con malto d’orzo e di grano, il luppolo addizionato non è quello fresco (non serve il suo tono amaricante); il mix si elabora con la fermentazione spontanea e si completa anche con l’aggiunta di altre lambic maturate in botti di legno.

Ha colore rosso rubino d’intensità media, ricorda certi lambrusco, la spuma è colorata di nuances porpora. Domina un profumo fruttato, di ciliegia (dolce marasca), ma anche di ribes rosso e lampone, poi cranberry e karkadè. Una sosta olfattiva un po’ più attenta evoca anche ricordi di fiori di glicine e iris viola.

Il gusto è notevolmente improntato su un soffice frizzante, quasi un velluto d’energia carbonica, una fluidità succosamente fruttata che riscaldandosi un po’ al palato offre anche note di spezie dolci, di sciroppo d’uva rossa dolce, quasi un tono retrolfattivo di vin chaud.

È un gradevolissimo sorseggiar di fine pasto, ma sarebbe da provare con delle tartellette di lampone o con una cheesecake, se vogliamo azzardare un gusto salato, una impepata di cozze o un cocktail di gamberetti al curry. È ottimale con la cucina speziata d’oriente e in Italia con un ottimo crostino con ’Nduja si convoglia a giuste nozze gustative. Da servire tra 12 e 14 °C in bicchiere da pinot nero.

AIS Staff Writer

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)