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lunedì 27 luglio 2015 15:00:00

Non si tratta di un errore, è tutto vero, è un connubio tra Cogno e sogno. Bricco dei Merli Barbera d’Alba 2012 dell’Azienda Elvio Cogno è più che una sorpresa di un sogno.

L’uva barbera viene da lontano, ha davvero una storia da raccontare, una storia di popolo e di bevitori, in quegli anni in cui il vino era alimento e lavorare la terra era molto faticoso e poco redditizio. Di nobiltà vera e propria non si accenna a parlarne, però non reputiamo questo aspetto come un lato negativo della personalità del vitigno. Schietto lo è sempre stato, talvolta anche ruspante, però sinceramente fruttato e verace nella sua freschezza fruttata. Dapprima snobbato dai cultori del legno, poi posto sull’altare dall’intelligente visione di Giacomo Bologna. In quegli anni, quando si voleva fare un complimento al Barbera d’Alba si sentiva dire che “baroleggiava”; niente di più tragicamente sbagliato: barbera è barbera, e basta!

Lo è in tutto e per tutto anche questo Bricco dei Merli 2012, dapprima lavorato in acciaio, sotto un controllo di temperatura e dosati rimontaggi. Poi legno grande di rovere di slavonia e un po’ di barrique. Ne esce un vino dall’intenso colore granato/rubino, con un profumo in cui si amalgamano quasi al meglio le note olfattive estratte dal legno con quelle tipiche dell’uva: un intero roseto rosso s’intreccia con note di verde sottobosco e di rosso ciliegia; ha ancora uno spunto vanigliato in via di assorbimento, s’avvia verso nuovi lidi speziati, di liquirizia e di cannella. Nonostante il 14% d’alcol, ben evidente e impressiva è la nota rinfrescante dettata dall’acidità, a cui fa da contorno una sapidità addolcita da dolcissima marasca e susina rossa quasi fattasi pâté, ben spiritoso è il finale al sapore di cranberry. Alcuni la considerano una Barbera, al femminile, che sta un po’ in qua e un po’ in là, come versione enologica di tradizionalità modernizzante. Molto interessante è invece il suo valore commerciale, visto anche il prezzo di mercato che s’aggira sui 18 €, e l’idea che dà di poter affinarsi in vetro fino a 10 anni. Ne produssero 10.000 bottiglie, molte enoteche lo hanno già esaurito, quindi se lo captate da qualche parte, carpitene l’essenza. Ne vale la pena.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)