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venerdì 19 gennaio 2018 15:00:00

Dire qualcosa di Lino Maga e del suo Barbacarlo equivale a commentare le allegoriche terzine incatenate del Sommo Poeta: in tanti si sono cimentati, in pochi hanno trasmesso una lucidità di chiarezza interpretativa. Lino Maga potrebbe essere questo, un “Sommo” del vino, poeta o non poeta poco importa, perché declamare il suo Barbacarlo va oltre il tentativo di incatenare i versi endecasillabi. Nel girone “infernale” (perché rosso) fluttuano le uve che compongono la cuvée: croatina, uva rara e vespolina (alias ughetta), Barbarcarlo è una vigna ed è anche identità del vino.

Il Barbacarlo nasce da piante le cui radici si sono infiltrate nel suolo tufaceo, con pendii che si espongono a sud-ovest; zero prodotti chimici impiegati. Seguono tante notizie incerte, o mai definite, in fatto di maturazione fenolica delle uve; meno incerte sulla macerazione con fermentazione: 7-8 giorni. La resa è bassa, intorno ai 35 quintali, e l’estrazione è del 50%. Sosta in cantina, in botti di legno, e viene aiutato a “pulirsi” con vari travasi; infine, ad aprile, va in bottiglia. I passaggi enologici seguono un rudimentale processo autarchico, straordinario perché è l’intuizione mentale del vinificatore, che segue il ritmo della vigna che sta maturando, con selezione maniacale del frutto. Non c’è alcuno passaggio enologico mirato a impreziosire la sua agreste vinosità, le sue scomposte articolazioni olfattive; un gusto liquido che come tutti i fluidi provenienti dalla fermentazione del mosto ha una tattilità mobile, influenzabile perfino dalle fasi lunari. È un vino dall’equilibrio strutturale dinamico, che può anche muoversi a-schematicamente rispetto ai suoi simili.

Abbiamo degustato il Barbacarlo 2015, Provincia di Pavia Rosso IGT. Alcune della caratteristiche chimiche sono allegate alla bottiglia: gradi 14,01, zuccheri rid = 1,51gr%, alcol complessivo 14,92%, acidità totale 5,60gr, PH 3,47 upH, acidità volatile 0,70gr‰, Acet, misura di SO2 totale = 54mg/l. E il vino com’è, verrebbe da chiedere. Non daremo descrizioni del vino, perché le uniche espressioni di indagine condivisibili davvero sarebbero quelle visive; nelle altre fasi è non fissabile. Profumo e gusto si scompongono e riassemblano in effetti olfattivi diversi per similitudine ma distanti per affinità: frutto, fiore, vinosità, erbaceo, aldeico e fragrante in lievito. Quando ti sembra liquidamente tannico vira spumando in agitata acidità e sottocutanea gassosità, bussa in dolcezza all'ingresso, l’alcol ovatta tutta l’antocianicità del tannino e chiude con un frutto dalla grinta sapida. Inafferrabile! D’altronde è un Maga Vino, sorry  un ”Maga Lino”. Autenticità!

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)