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giovedì 15 gennaio 2015 17:00:00

Di isola in isola, non c’è errore, è proprio De Bortoli, è l’isola (enologica) di cui ci stiamo accingendo a trattare non è nel Mediterraneo; e qui il sud è davvero sud, tanto che anche il nome di quest’isola continente lo ricorda: australis… Australia.

Qui i De Bortoli vi giunsero nel 1928, spiccando un viaggio oceanico dalle terre di Asolo. La loro fu un’emigrazione senza forzatura legale – cosa questa che ha caratterizzato la nazione nei primi insediamenti – per cui c’era dell’essenza reale nell’intelligibilità di questa famiglia trevisana. Il vino fu da subito mission e destinazione, e c’era anche quel certo non so che da farli scivolare nel vino dolce.

Il vino Noble One nacque del 1982, con un occhio allo stampo enologico tedesco, piuttosto che a quello francese, nel senso di un trocken anziché un vino sauterneggiante.

Ne uscì un vino “di mezzo”, un’entità enologica unica e assoluta, un qualcosa di non c’era e che doveva esserci. A Riverina le condizioni climatiche sono uniche e irripetibili per far sì che si crei quella certa condizione di muffa che sbocchi nella nobiltà.

Noble One 1998 Botrytis Semillon fu raccolto nel mese di aprile, quando il 90% delle bacche erano affette da botrytis; il blending finale fu formato da una cuvée di tre allevamenti diversi del vino: 1°, 2° e 3° passaggio di legno francese. All’atto dell’imbottigliamento fu dichiarato spendibile alla beva immediatamente, e comunque entro 10-15 anni.

Colore insolitamente topazio, d’una brillantezza un po’ offuscata dal flusso ossidativo a cui s’è assoggettato in via del tutto naturale. Composto e lento in consistenza. Naso impressivo. Ha ventaglio odoroso di un ricco paniere fruttato: datteri, sciroppo di fico dottato, albicocca candita, uva sultanina e prugna secca. L’aroma si completa con note di fiori di zagara, bergamotto, salmastro, resina dolce, pruina di pinolo ed erbe aromatiche secche. Quasi tutto lo speziato è stato assorbito, resta solo un lieve spunto di macis e noce moscata. Ciò che colpisce è il senso di dolce che emana il frutto, ha un tono per niente sovradimensionato rispetto agli altri attori olfattivi. Gusto soave in velluto e seta, sciropposo quel tanto da sembrare dolce (180 g/l zucchero e 10,8 di alcol), pastoso e salino; attenzione nel 1998 aveva PH 3,2 e acidità totale di 12,6 g/l: impressionante!

Oggi ha dolcezza “fresca”, non proveniente da cottura, ma da appassimento naturale; il finale di gusto è pressoché interminabile, lascia ricordi in ogni dove, con rimandi di flavor che s’attaccheranno in sempiterna saecula, inneggiando all’eccelso. Rispetto agli eno-colleghi tedeschi e francesi, il De Bortoli Semillon Botrytis s’è aperto una propria via organolettica, che lo rende talmente distante in personalità da diventare anch’esso un punto di riferimento per l’enologia del suo territorio e il fiore all’occhiello della Winery di Dixon Creek, nel Victoria State.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)