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lunedì 27 gennaio 2014 15:00:00

Il dato finale dell’annata delle aste succedutesi nel mondo del vino è eloquente: nel 2013 c’è stato una caduta del 13%, si è passati dai 389 milioni di dollari del 2012 ai 340 dello scorso anno, e si badi bene nel 2011 il valore fu di 478 milioni di dollari.

Nel biennio la discesa è  invece del 29%.

Sotto un certo aspetto il decremento è spiegabile con una minore presenza di vini sul mercato e con una conseguente stabilizzazione del prezzo, anziché un innalzamento per carenza di prodotto. Questo è comunque un segnale che può essere interpretato anche come una diminuzione di appeal enologico, oppure come una diversa visione di investimento eno-economico. Non sarà mica che l’uomo di Jakarta, Rudy Kurniawan, ha messo troppo pulci negli orecchi ai frequentatori del mercato tra il 2007 e il 2012?

Il mercato mondiale ha resistito grazie ai collezionisti Americani, che segnano un +20%, mentre la China non ha prodotto alcun effetto boom, anzi si è stabilizzata sul piatto, un piatto glaciale.

Anche il prezioso mercato di Hong Kong s’abbassa del 25%, forse un segnale che l’oriente è in via di assestamento e potrà lasciare spazio a nuove proposte enoiche.

Chiaramente alcune aste hanno visto battere dei record di vendita, come il Romanée-Conti del 1978, la cui cassa è stata venduta per 476.270 usd, o le sei bottiglie di Cro Parantoux 1990 di Henri Jayer vendute a 113.525 dollari.

Di rilievo anche il prezzo spuntato dalla mathusalem (6 litri) di Romanée-Conti 1990, venduta nel marzo 2013 a 171.500 dollari.

In linea di massima il rosso di Borgogna ha retto oltre ogni previsione, mentre il Bordeaux è entrato in sofferenza, con La Mission Haut-Brion del 1986 scesa in valore del 45% e Yquem 2007 del 45%. Due curiosità per gli italiani. È in ascesa il Bruno Giacosa Riserva, mentre scende il 2005 di Ornellaia (-65% da Zachys).

Più di tutti resta sotto tiro il Bordeaux, perché gli acquirenti trovano scombinante il rapporto di prezzo tra le vecchie annate, adesso nel pieno del loro equilibrio di bevibilità, e quelle troppo giovani da bersi, con quest’ultime più costose di quelle già in età di beva: c’è qualcosa che non quadra, sta diventando la parola d’ordine tra i compratori.

Infine un occhio al 2014. La stabilità dei prezzi non è messa in discussione, nonostante la previsione di una forte domanda per la Borgogna e per il 2009 e qualche 2010 del Bordeaux e nonostante la ridotta disponibilità complessiva. Ciò significa che se c’era da abbassare qualcosa per la coda di questa lunga crisi, ebbene niente si muoverà, semmai lo vorrebbero in ascesa, ma questa è un’altra questione.

Ultima curiosità. Tra le case d’asta più famose quella che ha la minor flessione in termini di volume è Sotheby’s con -10%, mentre Acker Merral & Condit sfiorano il -23%. La sezione aste via internet, da cui molti si aspettavano un significativo balzo in avanti, registra un misero +2%, e il re delle vendite sul web è Winebid.com.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)