Statistiche

  • Interventi (1659)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 26 novembre 2015 12:00:00

Borgo etrusco dal fascino immortale, uno dei fulcri della toscanità vitivinicola da quando, nel 1626 la Villa Medicea fu circondata dal Barco Reale. I pratesi e i fiorentini la conoscono per la “villa dei cento camini”, i più smaliziati la adorano per il Boudoir di Cristina di Lorena, che tanto fa liaison con la filosofia libertina del Marchese de Sade.

Artimino è anche una Fattoria, e che fattoria, anzi che Villa! Oltre ai vini secchi del contado, dal Carmignano al Barco Reale e via dicendo, è sempre stata un punto di riferimento per il Vin Santo.

Alcuni se lo ricorderanno nella bottiglia bordolese da 72 cl, dal tradizionale colore giallo bordolese; la sua nomea s’era sparsa per tutta la Toscana negli anni Settanta, infatti divenne un brand a loro insaputa: Vin Santo d’Artimino.

Oggi è cambiato tutto,  Vin Santo di Carmignano campeggia in etichetta e la “A” di Artimino è il suo cappello, la bottiglia è trasparente e contiene 500 ml.  Eccoci quindi alle prese con Villa Artimino Vin Santo di Carmignano DOC 2004, gradi 16% vol., prodotto con uve trebbiano toscano, malvasia bianca e sancolombana.

Di solito il Vin Santo di Artimino sta in botticelle, nella vinsantaia, fino a 5 anni e le uve appassiscono sui graticci in ambiente protetto e non forzato per 4 mesi.

IL 2004 è, lo diciamo subito, super! È ambrato quel tanto e quel giusto da simbolizzare lo status ossidativo, che poi è il suo stile; però un ossidativo delicato, non irruento, come dice il maestro Giacomo Tachis: “Una punta di aldeide acetica”. Noce secca, fico appassito (di Carmignano) bagnato in grappa stravecchia, erbe aromatiche, scorze di arancio amaro, mandorle al miele di castagno, frutta al gratin spolverata di cannella, pasta di panforte. Soave l’impatto al palato, niente alcool a spintonare morbidezza e acidità: l’ha davvero (è vera sorpresa), ma di un sapore di sorba appassita. Straordinario. Dolce quanto basta, sapido e ferroso, è ben lungo il suo finale pieno di curve aromatiche (di ritorno), chiusura da elisir. C’è scritto che è vino da meditazione. Non siamo assolutamente d’accordo. È semmai da conversazione, dottamente alcolica.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)