Statistiche

  • Interventi (1636)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 25 agosto 2015 12:00:00

Nel Medioevo la Guascogna era un’area geografica che raccoglieva un’estensione territoriale che partiva dai Pirenei e arrivava fino all’oceano Atlantico, qui dava il nome al Golfo. Noi italiani abbiamo un certo feeling con la Guascogna, non per attrazioni storico-archeologiche, bensì per quel guascone di D’Artagnan, il moschettiere creato da Dumas, che ha rappresentato per  molti fanciulli un eroe poco mitologico, però simpatico, anche se con un quoziente di intelligenza non da età rinascimentale. La Guascogna pirenaica, che trova nel Gers il suo fulcro, attrae molti sommelier per tre prodotti: il Madiran, il fois gras e l’Armagnac. Ed è d’Armagnac che si tratterà. Nonostante l’ambiente collinare che ricorda un po’ la Toscana, le condizioni climatiche non sono proprio ideali per far maturare al meglio gli acini, così le vigne si prestano a dare vini con molti profumi e intensa espressione acida, tanto che le uve coltivate sono bianche. I vitigni più usati sono Ugni Blanc, Baco A22, Folle Blanche, Colombard e altri, con dominanza dei primi due. Una volta ottenuto il vino, si distilla in alambicco continuo, segue poi maturazione/allevamento in legno di quercia e/o rovere.

L’Armagnac è un distillato intriso di una storia lunga 700 anni, con una personalità piena della crudezza d’un territorio non aristocratico, per questo mal digerisce l’essere accostato al Cognac, a cui molti cercano di avvicinarlo per evidenziarne le diversità, che stranamente – e con malafede – diventano positive per il Cognac. Così non è! L’Armagnac ha il suo miglior pregio nell’essere espressione di artigianalità, il Cognac è multinazionale, per cui ha limato certe asperità per presentarsi nobile con immediatezza. L’Armagnac vuole essere silvestre, non domato da assemblaggi, per cui dà il meglio di sé anche nel millesimo. È il caso di questo Bas Armagnac Laubade 1974. Château Laubade impiega Ugni Blanc per il 47%, Baco 22A per il 30%, Colombard 15% e Folle Blanche per l’8%.

Ci vogliono 15 anni di legno d’origine locale prima che il millesimato acquisti una parvenza di equilibrio, la sosta in bottiglia lo completa.

Laubade Bas Armagnac (“Bas” è la zona più speciale, le altre sono Haut Armagnac e Ténarèze) 1974 ha tutta la meraviglia di un color topazio brillantissimo, ammaliante per l’iride, una striatura che tocca la psiche. Non è capitato con frequenza di odorare un distillato e non avvertire la forza alcolica, ecco questo Bas Armagnac Laubade è riuscito a contenere l’alcol al di sotto delle vele odorose, le spinge proiettando sentori di albicocca secca, di scorza d’arancia amara, di cenere e tabacco, di legno vergine, di miele di castagno, di mandorla tostata e di caramello. Ha consistenza generosa al palato, niente alcol a seccare le papille, ma un prolungato effetto untuoso, come fosse un unguento dai toni balsamici. Il liquido scivola via con un effetto velluto delicatissimo, e lascia un ricordo prolungato di dolci spezie e miele di straordinaria eleganza. Al pari di ciò che accadeva ai moschettieri, dove certi colpi di genio risolvevano i problemi, il Bas Armagnac 1974 di Laubade ha in sé tutto il genio del moschettiere che fu. Touché!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)