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mercoledì 4 febbraio 2015 17:00:00

Il percorso a ritroso, nella storia, per risalire alla nascita di quest’attività di viticolture, si ferma al 1750: da lì le tracce diventano incerte. Dopo una serie di passaggi familiari, l’azienda odierna, Ardinat-Faust, è condotta da José Ardinat, dalla moglie Joëlle Faust e dal figlio Christophe. Qui la conduzione agricola in biologico è datata 1968: che sia il primo? Se non lo è, di sicuro non è il terzo. Dal ’68 in poi l’attenzione verso tutto ciò che è nuovo in termini di salvaguardia dell’ecosistema vigneto è stato sperimentato e attuato. L’azienda si trova a Vandières, Valle della Marne, e ha un’estensione di vigneto di poco superiore agli 8 ha. È risaputo che nella Valle della Marne il pinot meunier, se e quando trova un’esposizione ottimale nella riva destra del fiume, può esplodere in tutta la sua carica qualitativa.

Lo Champagne José Ardinat, Carte d’Or brut ne è la riprova. Si tratta di un multimillesimo di solo uva pinot meunier, che sprigiona il meglio della combinazione dell’ecosistema viticolo dei pochi ettari aziendali. Il Carte d’Or viene presentato non solo come vino in piena purezza biodinamica (e oltre), ma anche vegano.

Oro al colore, come ci si attende da un meunier non trattato da spigolosità solforose. Sfericità carbonica molto fine. C’è molto fruttosio al naso: albicocca quasi candita, miele di pineta, fiore di tiglio, composta di pera cotogna, torrone al miele, latte di mandorla e burro salato. Non c’è un esuberante impatto olfattivo, tutto il complesso odoroso si rende concentrico, raggomitoladosi in effluvi che soffiano lontano l’agrumato che fu. In bocca l’effetto carbonico non crea alcun shock effervescente, le papille non vengono strattonato né dalle CO2 né dall’effetto sinergico freddo/acido. C’è della setosità carbonica che trova uno scambio gusto olfattivo da un intermezzo fresco (rinfrescante) e sapido (mineraleggiante). Come conviene a un ordinato soldatino di nome meunier, esso segue le proprie linearità di marciatore del morbido, del fruttato dolce appena inzuppato di citrino. Ha un finale un po’ ammaccato nella croccantezza fruttata, e questo invece di trasformarsi in un presunto difettucolo, assurge a prolungata espressione del finale di gusto, in cui fa capolino un spillo floreale, di gelsomino.

È uno di quegli champagne, che tra due anni, se ben conservato, acquisterà una completezza nel vellutato che lo personalizzerà in morbidezza versione demi-sec (non per zuccheri ma per equilibrio) e lo si potrebbe azzardare su una tarte-tatin accompagnata da gelato alla crema, il tutto in perfetta tradizionalità del territorio. Un meunier da degustare prima possibile, prima che esca la nuova sboccatura.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)