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giovedì 13 agosto 2015 12:00:00

L’Ardèche è un territorio emozionante, con delle gole avventurosamente paragonate al Grand Canyon, una natura acquatica, del fiume Ardèche appunto, idealissima per sport come la canoa e il kayak, e poi grotte per speleologi provetti, ristoranti che offrono una cucina dai sapori non contaminati e tanto altro, incluso il vino, che trova riferimento legislativo nella Coteaux dell’Ardèche IGP. La Maison Chapoutier, un’istituzione lungo tutto il Rodano, ha qui vigne nel Domaines des Grange de Mirabel e produce un Viognier coltivando la terra in regime biodinamico, il tutto certificato, o avallato, da tre enti: Demeter, Biodyvin e una certificazione FR-BIO, con tanto di simil bandiera europea.

Con così belle premesse eccoci all’assaggio del 2012 Domaines des Grange de Mirabel, Viognier Coteaux de l’Ardèche, gradazione alcolica 14.

Questa volta Chapoutier è deludente, questo Viognier è scandalosamente alcolico e morbido, con forza calorica non in equilibrio strutturale tanto da sbilanciarsi in un qualcosa di etilicamente amarognolo. Quale sia il senso di sbandierare al mondo tre certificazione per uscire con un vino che potrebbe essere il risultato, non solo di una coltivazione rigorosamente convenzionale, ma anche con uso di quanto di più chimico si possa buttare in vigna, questo non riusciamo a spiegarcelo. Ha profumi da nuovo mondo, con sfumature creamy tipicamente tratte da legno dolcissimo (eppure non è stato impiegato), un burro di arachidi che si diffonde al profumo e al gusto, appiattendo ogni velleità minerale e tartarica. Gusto flaccidamente ciccione e insipido, ma quel ben di Dio di bio & bio non avrebbe dovuto garantire quantomeno un taglio enologico più rustico, più da Ardèche? Siamo delusi da questa assenza di eleganza del viognier, infatti riteniamo quest’uva capace di forgiare gusti sottili, delicati, minerali e piccantemente aromatici d’erbette secche. I francesi dovrebbero urlare, c’è della “lourdeur”, cioè della pesantezza gusto olfattiva in morbidezza, che nemmeno una temperatura sotto i 6 °C riesce a compensare. Lo assaggiamo un’ultima volta per togliersi da un imbarazzo di cui non ci dimenticheremo presto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)