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mercoledì 22 aprile 2015 16:30:00

Metti una sera a cena è un film del 1969, regia di Patroni Griffi, con una stra-stupenda Florinda Bolkan che cerca di lenire certe crisi interiori, frutto di mancanza di esplosione verso l’esteriorità, piuttosto che di ricerca meditata di un’affermazione esistenziale; insomma si potrebbe parlare di voli d’angelo in trapezi erotici.

Il nostro “metti una sera a cena” non ha le tematiche del Griffi, però c’era in noi una certa crisi interiore da far esplodere, e questo scaturiva dal voler oscillare tra trapezi organolettici: scelta caduta su Arbois Pupillin della Maison Pierre Overnoit, un antesignano in fatto di naturalità in vigna e in cantina, per qualcuno risalente addirittura alle fine degli anni Cinquanta.

Questo Arbois Pupillin 2006 (siamo nel Jura), fatto dal figlio putativo di Pierre, Emmanuel Houillon, è un mix di chardonnay e savagnin, che non ha visto SO2 manco per sbaglio. Le filtrazioni sono un lontanissimo ricordo, la fermentazione è tutt’un lievito indigeno, a cui si richiede anche un apporto di decomposizione autolitica, per nutrirlo e plasmarlo nel suo lungo affinamento.

Lo stile ricerca l’ossidazione, ma non in versione vin jaune, per cui il paglierino del colore è un po’ più brillante dei compaesani enologici. Nette sono le sensazioni olfattive di erbe secche di montagna (attenzione non è garrigue), quindi più verso toni da genepì. Annusandolo sembra ritrovarsi in un verso della canzone “Generale” di Francesco De Gregori, album 1978. Solo aghi di pino e silenzio e funghi buoni da mangiare e buoni da seccare. Arbois Pupillin 2006 Pierre Overnoit/Emmanuel Houillon ha evoluzioni terziare molto complesse, però non estreme, cariche di intuitività ancestrali, di profondi profumi invernali, di legni seccati accanto al camino, pronti per immolarsi nel tentativo di riscaldare le fredde pietre d’un casolare alpino. C’è del fumé e del fumo, del fieno e delle granaglie nel sacco di odorosa juta di questo vino, c’è un fluttuante ricordo di effluvi asiatici e menta amaricante e un tono di tabacco avvolto in foglie kendu, quasi s’avvicina all’incenso.

Sottile e secco al gusto, portatore d’una eleganza che ghiaccia, come acciaio, il palato, ottima la sapidità, un po’ monocorde il finale, forse la vendemmia 2006 non fu delle migliori. Per chiudere si può sintetizzare che l’offerta olfattiva è di certo molto superiore al segmento gusto olfattivo, ciò non gli impedisce d’avvicinarsi al gradino dell’eccellenza: 90/100.

È vino da pesce e da salumi affumicati, da fegato alla griglia o alla veneziana. Ottimo anche  con la carbonara e con il coniglio al vino bianco: un vino molto versatile.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)