Statistiche

  • Interventi (1629)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 31 dicembre 2015 21:30:00

Magari fosse così! Via tutte le convenzionalità saldatesi negli anni del boom enologico (dall’Ottanta al Duemila e qualcosa) che hanno innalzato un po’ tutti, dai sommelier agli enologi, dai wine journalist ai wine blogger, i produttori e i guru dell’impossibile. Via tutti i click dell’anti vino, quelli che personalizzano l’oggettivazione e fanno molto fumo e niente arrosto, che sopravvivono sull’onda di consensi che altri hanno edificato e concesso loro perché reputati personaggi di onesta moralità e puri nei rapporti empatici e amichevoli. Quell’essere fuori dal cerchio della regolarità ha reso tristemente tragicomici molti tentativi di accreditamento, talvolta affacciandosi addirittura nel ridicolo santificante, altre volte navigando sotto costa e sotto vento per avvicinare piratescamente i poco avveduti manovratori del potere.

L’oste fa i conti alla fine della giornata, quando chiude bottega, e quest’anno la saracinesca che s’abbasserà su tutte le botteghe del vino potrebbe scendere come la lama di una ghigliottina per tagliare via futilità entusiastiche, vezzi di parole e piedistalli di illusioni. È risaputo che il vino nell’era dei millennials sarà condivisione, partecipata visione dello stare associativo, coesione di idee e collegamento filosofico dei satelliti culturali. Non è certo il vino che potrà salvare chi già galleggia su acque che lui stesso ha reso inospitali e su cui rema in odor di naufragio; sarà il vino, anzi la gente del vino, che saprà individuare dove sta la sostanza e dove l’apparenza, dove c’è concretezza numerica e dove la parvenza matematica, dove il significato dell’essere si materializza regione per regione, nazione per nazione, in un network paritario e partecipato di dialogo e dibattito pluralistico, rispettoso delle altrui idee e identità, con un minimo comune denominatore: prima il vino come cultura e non l’io (ego) della cultura del vino.

Il nuovo soffia già sulle candele che hanno illuminato il vecchio e lancia annunci di consolidamento e di rinnovamento. Sarà ancora Prosecco year il 2016, nonostante un’insidiosa ascesa di prezzo che richiederà una calmierata. Le trombe annunciano un micro boom del Moscato frizzante (non vediamo l’ora); squilla anche una variazione di colore nella versione bianco, con più colore nel calore paglierino e minore colore di barrique, quasi ad attenderci il pinot bianco, il riesling, il cortese, il moscato in versione secco. Nuovi pianeti del Metodo Classico stanno entrando in atmosfera, dal Trentino e dall’Alto Adige potrebbero scendere elementi carbonici carichi di acciaiosa acidità e alpina sapidità, dall’Alta Langa ci si attende un trillo di campanello che apra le porte dello status sparkling.

Tutto ciò che frizza s’allargherà ancora, ci attendiamo un risveglio dell’ancestrale Lambrusco da abbinare all’affermata new-wave, sarebbero benvenuti i rosati pétillant e ancor di più che scoccasse definitivamente l’ora del vino rosato a tutto tondo. Nei vini dolci tout court ogni anno c’è una strabiliante sorpresa, c’è stata nel 2015, è attesa anche nel 2016. Infine il vino rosso. La supremazia dell’angolatura del tutto speziato, del tutto tostato ha già ondeggiato a metà del 2015, l’ondulazione ha tratteggi discensionali, sta quasi curvando a gomito verso una minore densità colorante e controllata esplosività etilica: è mai possibile che ci sia un dappertutto climatico fissato su proiezioni alcoliche over 14? Qualcuno forse ci ridarà il colore vermiglio e cremisi, ci offrirà un sanificato fruttato bio anche al profumo, mentre al gusto ritroveremo anche la gioia di una bevibilità non complicata, non sur-dosata, non opulenta, magari meno avvolgente ma dissetante.

E dopo questo parlar, nell’attesa che tra il vecchio e il nuovo si sterilizzino tutti i fermenti elevatisi senza nobiltà e finezza, che s’acquietino i ronzii nella jungla e il Cebide Aluatta riconosca il suo gregariato intellettuale, auguriamo un FELICE 2016 a tutti coloro che hanno condiviso con noi dibattiti, discussioni, attriti e diatribe sulla cultura dell’essere abitanti del pianeta vino, auguriamo un FELICE 2016 a quelli che sono stati in prima fila per la divulgazione della sua cultura, un FELICE 2016 a quella maggioranza eno-silenziosa che sostiene il tutto e i tutti del mondo enologico e serenamente partecipa all’infinito gioco del degustare. FELICE 2016 a tutti gli allievi dei nostri corsi per sommelier e a coloro che già lo sono. Non solo anno nuovo… vino nuovo, ma anche molte sorprese in Casa AIS.

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)