Statistiche

  • Interventi (1674)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 11 ottobre 2016 16:30:00

Ci imbattemmo nel Munjebel bianco anche il 25 aprile 2013, in quell’anno l’edizione enologica era la numero 7 (vendemmia 2010). Restammo estasiati da un’essenza assolutamente non convenzionale, quasi a sfiorare l’eterodossia dell’essere vino, per rocciosità, per sfumatura di calce e cemento, e sale marino. Nel sorbire quel Munjebel venne spontaneo chiedersi cos’è il vino? E trovare le risposte fu arduo e nobilitò un’estasiante sofferenza organolettica.

Lo ritroviamo oggi, nella versione “11 esima edizione”, quindi vendemmia 2014. Le uve sono grecanico dorato e carricante e un po’ di coda di volpe, ha gradazione alcolica di 13.0% vol. La coltivazione in vigna (10ha) è ad alberello, non ci sono trattamenti di sorta, per cui la naturalità della stagionalità è incontaminata. I vigneti s’arrampicano sull’Etna con l’apice a 1.010 metri, qui le piante sono ante fillossera, quelle più un basso si fermano ai 650 metri slm.

È un bianco vinificato in stile rosso, con bucce macerate nel succo per tempi lunghi e uso di anfora.

Confermiamo che il Munjebel 2014 di Frank Cornelissen non s’è allontanato nell’anima enoica dalla vendemmia 2010, ci sono affinità e attinenze strettissime, quindi il vigneron del vulcano non ha cambiato linea, è restato nel guado delle congetture dei degustatori che da sponde opposte lo osannano o lo deridono… noi intuiamo che a chi questo vino lo ha fatto, forse, quelli a cui dà più credito siano coloro che non lo osannino.

Un curatore di una Guida qualche anno fa definì i vini di Cornelissen delle “cose”, e come tutte le cose… qualcosa resta e altro si dissolve. Munjebel è restato a imperitura presenza delle proprie assenze: assenza di limpidezza, assenza di fruttato da gioire nel paniere, assenza di spigolature acide. Il Munjebel Bianco 2014 è un vino che deve essere degustato per interrogarsi sul senso della vita nel vino e delle “cose”, appunto. È il vino dell’essere individualità indipendente di territorio, come il pittore che dipinge per sé e non perché gli hanno commissionato un lavoro. La degustazione di Munjebel una volta esteriorizzata certifica il decesso di quel vino, perché è il vino dell’interiorità, delle domande non fatte e delle risposta non date: vino del mistero? No di certo, semmai del Vulcano!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)