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Alle radici del Pinot nero

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venerdì 30 novembre 2012 16:10:00

C’è una striscia di vigneti nella Champagne dove il Pinot nero riesce a esprimersi con un profilo organolettico ben distinto da tutte le altre zone. È un territorio alquanto singolare, è chiamato “Coeur des Grands Crus”.

Siamo in quella parte della montagna che è anche chiamata la Côte des Noirs, o più conosciuta come la Montagna di Reims e più precisamente nel villaggio di Mailly-Champagne.

Osservando il territorio dando le spalle alla foresta è facile essere attratti prima, poi incuriositi e infine sdubbiarsi un po’ per alcune particolari sfaccettature di un terroir (intendendo con ciò il senso più ampio del termine) che sulla carta crea considerazioni dal risultato carico di perplessità. Sorprende immediatamente che a questa latitudine ci siano versanti coltivati a vigna esposti quasi totalmente a nord, ben sapendo quali scompensi climatici si posso verificare durante la stagione di vegetazione prima, e maturazione poi, dei nobili acini neri del Pinot. Eppure se questi scompensi si dovessero verificare ci deve essere qualcosa ad attenuarne gli effetti, e questo qualcosa dicono sia la particolare composizione del suolo e del sottosuolo. Qui il sottosuolo è composto da Gesso del Campaniano (risalente alla fine del Cretaceo Superiore) ed è ricoperto da uno strato di sabbia e limo (da 10 a 40 cm) proveniente dall’erosione della foresta sovrastante le vigne. Il mix suolo/sottosuolo cede al vino espressioni di grande mineralità e quasi salinità.

Il Pinot nero coltivato nei vigneti di Mailly, per effetto della localizzazione all’estremo nord, e soprattutto dell’esposizione ancora a nord ha una maturazione molto lunga, per cui si appropria di una spinta di freschezza molto marcata.

Questo non gli impedisce di perdere raffinatezza, anzi la purezza dell’acidità è sicuramente più fine, più elegante, e la sapidità vira verso il salino in modo più distinto rispetto ai grand cru dei villaggi di Bouzy e Ambonnay, che hanno però piena esposizione sud e plasmano una silhouette dal volume gassoso carico di sostanzioso fruttato e una struttura polposa.

L’analisi del profilo organolettico di un Pinot nero del versante nord della Montagna di Reims evidenzia un’assonanza migliore con il “noir” della parte est della valle della Marne, a qualche km dal centro di Épernay. Qui il vitigno è in contatto con una migliore aereazione dovuta essenzialmente alla presenza del fiume Marne, infatti i Pinot di Aÿ e di Mareuil-sur-Aÿ presentano una finezza in freschezza e un ventaglio odoroso di complessa espressività, in cui la fragranza non d’autolisi raggiunge il meglio; infine ha mineralità nel finale di bocca, piuttosto che lo schizzo di pietra focaia del noir del versante nord del monte.

Il Pinot nero del nord fa un escursus particolare nell’evoluzione dei propri aromi che merita attenzione.

Nei primi 5 anni di vita è tutt’un botto di freschezza e di vivacità di sapore, sfiora un verde asprino che riesce a essere parzialmente equilibrato dalla salinità. La freschezza si appropria anche dell’effetto pseudo termico e crea un gusto di sorbetto alla frutta e agli agrumi, e solo nel finale sembra recuperarsi una mediocre cremosità.

Dopo 10 anni il noir da grand cru è nel primo segmento dell’evoluzione, la fragranza degli agrumi dell’adolescenza organolettica ha subito una semi cottura del frutto che ricorda la confettura o il pâté, si perde un po’ quella piccantezza salina e si recupera una mineralità gessosa che lo indirizza verso un equilibrio perfettibile.

Passati 15 anni l’impatto olfattivo si fa meno esuberante e le delicate note del tartufo bianco, del sottobosco autunnale (felce) rievocano i lontani ricordi dei sentori della Côte de Nuits. Al palato il sapore agrumato ha la dolcezza del candito e l’acidità non dà segni di cedevolezza, la fusione con la sapidità è quasi compiuta, per cui la cremosità si avverte già prima che il ritorno retronasale illanguidisca.

Dopo 20 anni il contributo all’ampiezza del profumo del sottobosco, con tartufo e champignon a dominare, si lascia addolcire e rifinire dalla marmellata di agrumi e dalla gelatina di mirabelle. La mineralità olfattiva è intimorita da un naturale speziato (pepe bianco), mentre al gusto la CO2 non rinforma più l’effetto rinfrescante per cui la cremosità gassosa crea anche una rotondità tattile.

Concludendo il Pinot nero si conferma, anche vinificato in bianco, un vino dalla cadenza del marciatore, che resta potentemente elegante fin quando le sue energie sono integre, quando le sbandata ossidative si fanno più frequenti, perde un po’ della propria potenza, però – purtroppo – con un po’ di frequenza anche la sua eleganza si smarrisce.

 

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