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lunedì 14 ottobre 2013 17:00:00

Marcel Proust non c’entra niente, il suo gusto era ben definito, gusto che sintetizzò in queste semplici affermazioni: ci sarà tempo, quando la mia intelligenza avrà finito il suo lavoro, per l’esercizio della stupidità altrui.

Nel mondo del vino abbiamo più volte visto alternarsi intelligenza e stupidità, soprattutto, quest’ultima, incanalata verso l’ottenimento di facili risultati mediatici.

Oggi nel mondo del vino, o quantomeno in una parte di mondo che ancora non è riuscita a definire quando il vino è intelligenza e quando è stupidità, quando la sua beva è consapevole oppure colpevole, quando ha un gusto o quando è un gioco sociale; questo mondo, che potremo considerare il nuovo del vino, sta disintegrando le ufficialità del gusto pregiato e prezioso degli outstanding wines.

Il mercato sta ondeggiando tra i flutti della pericolosità monetarie, cose già viste una trentina di anni fa, e che oggi si riaffacciano perché l’apertura di nuovi mercati (orientali) ha prodotto una lievitazioni dei prezzi, non per un principio di qualità organolettica, come dovrebbe essere per il vino, ma per l’arida legge della domanda e dell’offerta.

Ma il gusto del vino è in crisi, forse nessuno se ne è accorto, o fa finta. Il primo sintomo s’è già avvertito nel mercato statunitense, dove la new age cerca nel vino il gusto dell’esuberanza giovanile, cerca un melting pot di sapori e profumo che deragli dai consueti principi enologico, quelli politically correct e/o radical chic.

Per tutta l’estate abbiamo assistito a presentazioni e rappresentazione di vini carichi di appeal sociale e generazionale: generazione giovani o young destination.

Questa young destination del gusto del vino è sbarcata in Inghilterra. Attenzione però a non confondere il termine, per young destination non si intende l’età giovanile, si intende da una parte l’approccio iniziale al gusto del vino e dall’altra la ricerca di ringiovanire un gusto che si è ormai stancato della solita zuppa enologica.

Il vino sta recuperando alcune segmentazioni del suo gusto, specialmente il sapore dolce, troppo spesso pigramente stabilizzatosi tra il secco e dolce. Il recupero investe la definizione di abboccato, un effetto gustativo attraente, facile da comprendere, che ben si combina con i riconoscimenti di quei frutti (dolci) che sono nella quotidianità alimentare. Un vino “bevanda”, un soft taste dall’alcool contenuto, che potrebbe sposare anche un binario dietetico.

Già un mini boom s’è creato nel mercato anglosassone con il Pink Moscato di Barefoot della Gallo Family Vineyards. Il vino ha tutte le potenzialità per affermarsi sul mercato, anche la veste è molto accattivante, ci sorprende la scritta Sparkling CHAMPAGNE California, vuoi vedere che il CIVC qualcosa avrà da eccepire, perché se così non fosse: pancia mia fatti capanna.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)