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martedì 16 gennaio 2018 09:45:00

È il Consiglio dell’Unione Europea, con l’informativa 14082/17, ad addensarle, e le ammucchia così contortamente che non si riesce a capire se siano nubi di pioggerella, pioggia o tempesta, di certo sono nebulosità di un generalizzante pericolo anti alcol. Tutto si incastra in quella Alcol Strategy (2016-2022) che dà rigidi input affinché in etichetta compaia il contenuto delle calorie e che diventi anche obbligatorio l’elenco degli ingredienti e delle note nutrizionali. Poi arriva il tuono. L’Europa è ancora la più assidua consumatrice di alcol del mondo, addirittura il doppio della media. Continua affermando che nel vecchio continente i danni causati dal suo consumo  sono i più elevati del mondo e i costi conseguenti sono oltre modo cospicui. Il paragrafo si chiude constatando che una netta diminuzione di questo consumo genererebbe una crescita economica, sottintendendo del P.I.L.

La generazione sotto protezione è quella giovanile (alla faccia dei millennials) perché sensibili alle persuasioni più o meno occulte dei nuovi mezzi di comunicazione, come quei brand che sponsorizzano eventi sportivi, dimenticandosi però di citare quelli musicali. I fulmini iniziano a farsi sentire quando fissa in un anno il tempo di invio di un' auto-proposta per colmare l’assenza delle informazioni su ingredienti e contenuti tradizionali nelle etichette, in assenza delle quali procederanno d’ufficio, con data limite marzo 2018.  Sotto accusa è anche il sistema di approvvigionamento, a detta della Commissione poco protettivo nei confronti dei minori; si pensi agli acquisti on line, capaci di oltrepassare le frontiere con estrema facilità. Poi i fulmini si rinforzano, perché una delle azioni proposte per diminuire il consumo (che nel vino si è dimezzato negli ultimi anni) di attivare una politica che agisca sui prezzi delle bevande alcoliche, che tradotto nelle parole di tutti giorni sembrerebbe invitare gli stati a tassare queste bevande, al pari del tabacco, e invitare i governi a tassare è un po’ come incitare il matto alle sassate.

Una prima considerazione in merito ci indurrebbe a preferire la lista degli ingredienti in etichetta piuttosto che una bella tassa, magari fluttuante come quella dei carburanti, a patto però che non intervengano fraseggi come quelli nei pacchetti di sigarette. Anche i messaggi promozionali sono messi in discussione, e si riferiscono (crediamo) a quelli che arrivano un po’ a tutti dopo aver visitato qualche sito di vendita di vino on line o addirittura aver visitato quello di un’azienda vitivinicola, si pensi ai cookie. Da parte nostra la consapevolezza del consapevole fa parte della nostra filosofia, che iniziò agli albori delle scuole di degustazione del vino, “bere poco ma bere bene”, “qualità non quantità”, furono slogan attivi alla fine degli anni ’70, e in quegli anni il consumo pro capite del vino era quasi il doppio di quello odierno, mentre il prezzo medio di vendita era da perdita economica. C’è stato un cambiamento a cui anche noi, come altri, abbiamo dato un contributo di conoscenza e di coscienza; adesso siamo in attesa di conoscere quello della Commissione Europea, di solito capace di elargire contributi a pioggia anche equilibrati e di buon senso. Speriamo ardentemente che non sia una bomba d’acqua che anneghi tutto l’alcol, indistintamente, in versione  “'ndo cojo cojo!

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)