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venerdì 2 marzo 2018 15:30:00

Voi comprereste una bottiglia di Amarone con l'etichetta del Milan impressa sul vetro? Probabilmente no, specialmente se al derby della Madonnina tifate per la squadra di Spalletti. Del resto, vi chiederete, cosa ha a che fare un vino veronese con una squadra di calcio milanese? Nulla, per voi. Tutto, se il denominatore comune è la Cina. Lo ha capito Massimo Gioanolli di Collina dei Ciliegi, azienda vitivinicola della Valpantena. Le settantamila bottiglie partite verso l'Estremo Oriente all'inizio dell'anno gli danno ragione: oltre all'Amarone, un vino spumante (Chardonnay e Garganega), un Merlot e un blend di Corvina, Merlot e Syrah (il Black). Nel difficile mercato cinese, sono pochi i marchi italiani noti e Gioanolli li ha sfruttati tutti, tramite una intelligente strategia di collaborazione. Dopo Tod's, Brioni Max Mara, le cui collezioni nei punti vendita cinesi sono state abbinate ai vini della cantina, tocca adesso al Milan.

Il perché lo spiega bene Giuliano Noci, professore di strategia e marketing  del Politecnico di Milano: "in Cina tutti conoscono due parole di italiano, anche nei paesi più sperduti: Baggio e acmilan, come dicono loro... negli anni Novanta quando la società ha cominciato ad aprirsi all’occidente le prime partite trasmesse furono quelle del campionato italiano. Baggio era il campione più ammirato, il Milan la squadra più ammirata e anche se negli ultimi anni ha vinto poco la sua popolarità è massima." Ammirata e adesso acquistata da Li Yonghong, imprenditore del Guangdong il cui acquisto, oggetto di sospetti e minacce di bancarotta, non preoccupa i normali acquirenti.

Agli ingredienti della ricetta aggiungiamo il fenomeno mondiale dell'Amarone, destinato a entrare tra le poche parole del vocabolario italiano in Cina, e spinto dall'enorme potere del commercio su internet, la cui incidenza sul mercato cinese del vino oltrepassa il 20% del totale. L'Amarone fa mostra di sé su piattaforme come Tmall (la più grande realtà e-commerce B2B cinese dedicata a brand stranieri e locali), JD e 1919, quest'ultima armata di cinquecento e oltre punti di ritiro in tutta la nazione. 

Alla formula magica volete aggiungere un pizzico di spregiudicatezza? Collina dei Ciliegi, grazie agli accordi con Milan e Inter (maggior azionista Zhang Jindong) gestisce la Skylounge Vip di San Siro, crocevia di uomini d'affari dell'altro capo del mondo. Vista campo, enoteca e un ristorante in cui, per non fare torto a nessuno, si danno il cambio due chef stellati: il milanista Enrico Bartolini e l'interista Davide Oldani. Una strategia di marketing brillante e degna di studio, che per alcuni regala alla Valpantena un po' di luce, liberandola dal ruolo di Cenerentola della Valpolicella e avviandola su un sentiero fatto di ospitalità di lusso e turismo di alta gamma. Tutto grazie ad un vino veronese più riflesso di un modo di vinificare che specchio di un territorio, adornato dallo stemma di un capoluogo lombardo, la cui squadra è ormai proprietà di un cinese. Per parlare di terroir da quelle parti ci vuole ancora tempo.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)