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giovedì 23 novembre 2017 09:30:00

Nel 2013 uno studio alquanto dettagliato dava l’annuncio che gli effetti procurati dall’inarrestabile cambiamento climatico (riscaldamento) avrebbero portato alla sparizione di regioni vinicole come la Napa Valley, la Borgogna, trascinando con sé anche moltissime altre regioni d’Europa, Italia inclusa.

Tutta questa pericolosa futuribilità non sembra trovare eco nella quotidianità del vino degustato e parlato, però i dati che stanno uscendo in quest’ultima parte del 2017 non sono per niente forieri di allegrissime news.

Se l’allarme per la Borgogna è già stato lanciato, subito a ruota c’è il Bordeaux e la Valle del Rodano, poi le Langhe, quasi tutta la Toscana e l’8°% del centro-sud d’Italia. Anche il nord-est non se la riderà, così come le due Isole. In Spagna tutta la vite si ritirerà in altura, il Portogallo avrà micro vigneti, insomma molta vecchia Europa è gravata dall’incubo “troppo caldo + troppo arido”: una miscela molto distruttiva.

Acqua, acqua e ancora acqua per dissetare i vigneti, e nuovi porta-innesti per strategizzare lo sviluppo fuori terra della vite.

La vigna – e il vino con lui – può considerarsi in balia di un’odissea che attinge a radici omeriche, solo che il risultato dell’opera del poeta Omero ha una fine “quasi lieta”, invece la  letizia dell’odissea vitivinicola arriderà a nuovi territori e farà scorrere lacrime e rimpianti in altre.

Torneremo sopra questa scottante questione, che stando alle proiezioni più catastrofiche  prevende tra 50 anni l’attuale mondo della vite totalmente scombussolato.

La mappa pubblicata da quartzy.qz.com non fa sconti alle visioni ottimistiche, le riflessioni sono aperte e le soluzioni appena poste sul tavolo del dibattito, comunque la semplice veduta della foto dà già il la a musiche mestamente litaniche.

AIS Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)