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martedì 19 aprile 2016 10:30:00

E che montepulciano sia! E finalmente diciamo noi, in quella straordinaria batteria di vino e di anima che ha celebrato la festa delle 50 primavere del Vinitaly, che AIS ha progettato per saldare un connubio pieno di coinvolte sintonie.

Teramo e le sue colline danno al montepulciano la possibilità di esprimersi al meglio, a patto che il conduttore, il pilota, il coltivatore ne rispettino e assecondino la voglia di crescita. In questo Montepulciano d’Abruzzo  1997 (a quel tempo DOC) di Emidio Pepe è confluita tutta l’anima viticola, naturale e naturalista, la genuinità e l’abruzzesità di Emidio, e, perché no, anche di Rosa,  e pure di Sofia, Daniela e Chiara.

In quest’annata sappiamo che è stata svolta la tradizionale fermentazione “Pepe”, quella in vasche di cemento vetrificate, e la diraspatura fu manuale, poi l’imbottigliamento s’è svolto con l’antitecnologico sistema sifone e cannella di canna: roba da urlo artigianale.

Che troviamo alla vista? Un folgorante rubino, intenso nella trama, occhieggiante nel granato, lucido nell’orlo, consistente nello spessore: ha 13% vol.

La spinta olfattiva è ottimale. La multiformità fruttata si fa burrascosa per incunearsi in un vortice di freschissima espressione di frutti di bosco: ribes e mora di rovo, alchechengi e corbezzolo. C’è tutta la ciliegia montepulciano, c’è carruba, un po’ di fortunoso balsamico abbinato a una discontinuità, in versatilità positiva, di erbette aromatiche, di foglia di alloro e secchezza conifera. Il gusto flette la tensione tannica variandone l’energia con l’apporto pseudocalorico dell’alcol, il volume liquido tesse una consistenza alleggerita in sapidità, ne esce un sorso elegante e scorrevole in morbidezza, tanto che si crea un finale di bocca principesco, dall’impeccabile residualità retro olfattiva di mora e vegetale seccato, quasi fumoso. Non è un Montepulciano erculeo, la sua potenza è tornita da una raffinata armoniosità strutturale, l’essenza del suo succo alcolico è felicemente prigioniera di una dinamicità vitalizzante nella polpa di una susina rossa mordicchiata appena staccata dall’albero. La sua saporosità liquida dà il senso dell’elisir, il cui estro enologico ha un idioma autentico, quello del dialetto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)