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mercoledì 22 gennaio 2014 16:30:00

I test sono iniziati nel 2012, il trattamento è denominato TPT, “Thermal Plant Treatment”, ed è teso ad assicurare la maturità del frutto uva per migliorare le qualità del vino e favorire il controllo dei parassiti e di altri disagi in vigna.

È una tecnologia nuova, così dicono i tecnici della Lazo TPC Global, divisione AgroThermal System, che mira al controllo dei parassiti in vigna attraverso l’uso del calore.

Il TPC, cioè thermal pest control, include anche il TPT, thermal plant treatment, così da combinare la salvaguardia della qualità del frutto con la salute della pianta, che beneficerebbe del calore di questa applicazione tecnologica.

Da una parte il TPC riduce l’impiego dei pesticidi e con essi i costi che si sostengono per effettuare i trattamenti, dall’altra il TPT è impiegabile fin dalla fioritura come aiuto all’impollinazione e successivamente come metodo ausiliare per ottenere uva di qualità.

Ormai l’esito della prova è in dirittura di arrivo, lo scorso anno (2013) sono stati portati a termine gli esperimenti in California, Oregon e Nuova Zelanda, per cui durante la stagione della maturazione degli acini è stato attivato il trattamento termico della pianta (TPT) su sette vitigni, tra cui Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Pinot Nero.

Questi vitigni hanno prodotto più acini (+24%) rispetto alle stesse piante non trattate, mentre i risultati maturati nel 2012 sono stati assoggettati ad analisi critica in fatto di produzione di vino a stagione enologica conclusa.

Nel dettaglio i vini da Pinot nero, ottenuti con piante assoggettate a TPT hanno prodotto un vino con un colore più intenso, un profumo più complesso e una più lunga persistenza gusto olfattiva, rispetto a quello ottenuto da piante non trattate.

Il miglioramento non accade perché l’acino si abbronza o si arrostisce e quindi concentra come se ci fosse una maturazione forzatamente calda, ma l’effetto caldo incide sull’umidità, equilibrandone l’effetto nel vigneto, in primis inibendo ogni forma fungina, e dall’altra armonizzando in tutti i sensi un bilanciamento tra il secco e l’acqua.

Anche lo Chardonnay è stato oggetto di prove tecniche e i risultati sono definiti molto soddisfacenti, seppur non definitivi.

Chiaramente siamo ancora in fase sperimentale e i test degustativi hanno dato delle indicazioni molto interessanti.

Intanto c’è da dire che i vitigni a bacca rossa assorbono meglio gli effetti del trattamento, specie i Cabernet, mentre i bianchi, tra cui Sauvignon e Chardonnay, non conseguono gli stessi benefici.

Sono dei risultati da prendere con le pinze, come si dice in gergo, perché il vino è stato prodotto per essere  analizzato e studiato  chimicamente e non per essere discriminato organoletticamente.

In merito alla resistenza all’evoluzione, gli indicatori chimici dicono che il vino migliorerà e niente induce a pensare che non possa giungere ad un alto livello nella sua categoria.

Lo Chardonnay è quello che sembra non acquisire effetti molto benefici dal TPT, la degustazione anonima dei campioni ha evidenziato in modo univoco che quelli trattati mancano ancora di quella profondità di flavor a cui lo Chardonnay non può rinunciarvi.

Gli esperimenti sono stati anche frazionati, una parte dei vitigni ha seguito il trattamento dal germogliamento alla vendemmia, altri dalla fioritura alla vendemmia, in questo caso le differenze sono minime e difficili da evidenziare. Tra i vitigni che non subiscono differenze di sorta troviamo il Sauvignon blanc e il Malbec.

Comunque il dato di base è che l’uva è reattiva all’accumulazione del calore, e questo è un buon auspicio per la qualità futura del vino, soprattutto rosso. I tannini presenti nelle bucce delle uve a bacca scura raggiungerebbero una miglior maturazione e conseguentemente anche una più favorevole estrazione della propria essenza antocianica e fenolica.

È il Pinot nero quello più sensibile a questo trattamento, infatti il suo miglioramento qualitativo, nelle zone oggetto di prova, stacca di molto quello non trattato; lo stesso dicasi per il Cabernet Sauvignon.

La partita non è chiusa, anzi già si stanno chiedendo il perché di questi miglioramenti, per cui restiamo in attesa delle altre valutazioni e conclusioni che usciranno nel primo semestre del 2014.

Per ora, anche se non fa freddo, “teniamo in caldo” i nostri acini.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)