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venerdì 29 novembre 2013 11:30:00

Il mondo enologico del Midi, cioè Languedoc-Roussillon, è stato per lunghissimi anni un quasi monopolio dell’uva Aramon. La sua superficie di coltivazione raggiunse il 215.000 ha prima dell’arrivo della fillossera, la sua capacità produttiva riusciva a far sgorgare anche 400 hl per ha: un mare di vino dal colore rosso chiaro, poco alcool, deboluccio nella struttura.

Nonostante che fosse miscelato con uve da tinta, come Alicante o Grand Noir, la sua fama restò radicata a un vino dalla personalità scialba e difficile da ricordare come momento espressivo di un territorio.

Una siffatta struttura organolettica gli valse anche l’appellativo di “pisse-vin”, il cui significato è facilmente intuibile.

Di acqua né è passata dal Canal du Midi da quegli anni eroici, così dopo la fillossera, dopo le controversie politiche precedenti all’istituzioni delle AOC e dopo alcuni cambi generazionali il Midi s’è dato uno scossone.

La conferma di questa linfa innovatrice è passata attraverso la degustazione di una selezione di vini bianchi di nuovi vigneron.

L ‘uso delle uve rispecchia moltissimo la personalità del vinificatore ed è molto variegata. C’è il tradizionale Ugni Blanc, ma anche il più nobile Roussanne e il misconosciuto Terret Bouret.

Oppure si trovano le spagnoleggiante combinazioni di Maccabeu e Grenache blanc, o inusuale impiego di monovitigno come il Grenache Gris.

Molto ci ha colpito il Pas de L’Escalette – Le Clapas blanc 2011 – Vin de Pays de L’Hérault. Il vino è un mix paritario di Carignan blanc e Terret Bouret,  il terreno è argilla e calcare e “Le Clapas” sono i terrazzamenti dei vigneti che si innalzano fino a 350 metri slm. Un po’ come tutti i “nuovi” vigneron, l’uso del legno è regola, però con barrique, bensì fûts, o foudres, quindi botti da 400 a 600 litri, a testimonianza di una volontà di non fare del legno l’attore della  complessità olfattiva del vino.

Le Clapas è un vino dai profumi stravaganti, un connubio insolito tra floreale, fruttato, minerale ed erbaceo. Però un erbaceo non amarognolo, come spesso accade su al nord. I toni odorosi rispecchiano la mediterraneità, lontani però dalla sicilianità. Il gusto è articolato sulla declinazione strutturale di alcool e sapidità, con un’acidità un po’ in disparte, ma comunque strumento indispensabile per impreziosire la saporosità complessiva del gusto del vino.

Molto curioso e in stile friulano è il vino Les Claviers 2011 del Domaine de La Garance, ancora un Vin de Pays de l’Hérault. C’è tanto Ugni Blanc (trebbiano) accompagnato è ingentilito da Grenache Gris, Chardonnay e Clairette. È stato fermentato in botti da 400 litri, poi è stato 11 mesi ancora in botte. Ne esce un vino da colore ramato/arancio, che tanto ricorda il nostro Nord Est più reale. Ha gusto d’una sapidità agrumata, con finale di scorza d’arancio, iodio, salmastro ed erbaceo secco.

Molto, ma molto insolito, è il Grenache Gris che il Domaine de la Rectoire produce nella Aoc Collioure. Il nome del vino è L’Argile 2012. Il vino fa legno, fa bâtonnage, sta sui lieviti fino ad aprile. C’è quel tutto da raccontare che lo piazza tra gli inconsueti.

E così lo è! Non tanto il brillante colore, ma il profumo è aschematico. Ve bene il vegetale come espressione della personalità del Gris, ma un profumo di sedano cotto e di zuppa di vegetali è difficile da digerire. Anche la bassa acidità ci si mette a fa ondeggiare l’equilibrio gusto olfattivo. L’Argile 2012 ha creato molta discussione, ma ne sono usciti scarsi consensi.

Interessante è stato il Terre Nouvelles 2012 per Préceptoire de Centernac - Aoc Côtes du Roussillon. Vignaioli giovani e sperimentatori che hanno mixato il Grenache Blanc al Maccabeu, hanno fatto una vendemmia precoce, durante la vinificazione (legno) il bâtonnage è stato giornaliero, infine 10 mesi in legno. Ne è uscito un vino con un profumo di un fruttato brioso, pesca bianca, susina gialla, spremuta di pompelmo; seguono fiori bianchi e un gusto intensamente radicato sul sapore della frutta esotica, della salinità, con effetto finale di bocca alle erbette aromatiche.

Un viaggio degustativo che suggeriamo ben volentieri e che potrete integrare con lo Château de Cazeneuve Blanc 2911 e il Clos Marie-Manon 2012 nella Aoc Coteaux du Languedoc.

Che dire:  benvenuti al Sud!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)