Associazione Italiana Sommelier

 

2006 Batàr Querciabella

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venerdì 16 maggio 2014 15:30:00

Purissima ambizione enologica? Vino catartico, purificatorio, espiatorio, un liberatorio atto di redenzione verso gusti verginei e immacolati? Che sia questo il senso di questo vino? Che sia un irrisoluto interrogativo? Di certo è un vino esageratamente speciale!

Partì con il nome di Bâtard-Pinot nel 1988: si noti la “â” circonflessa, perché sarà la chiave di lettura di tutto.

Nel 1998 era un blend di pinot bianco e pinot grigio, poi ritoccò il nome in Bâtard, era il 1992, perché iniziarono a usare lo chardonnay; infine nel 1995 si giunse al nome odierno Batàr, con la a accentata che nella lingua italiana indica accento tonico finale.

Il 2006 Batàr Querciabella ha dimenticato il “gris” e s’è fatto di pinot bianco e chardonnay.

La viticoltura è organica dal 1988, biodinamica dal 2005, con filosofia così naturale che possono berlo anche i vegani super ortodossi.

Lo stile di produzione prevede anche la fermentazione malolattica, il bâtonnage settimanale mentre sosta per nove mesi in barrique da 228 litri, di cui 30% nuove e 70% di primo vino. La resa è micidiale, di soli 25 hl/ha. I vigneti, potremmo definirli lieu-dit, sono a Ruffoli – Toscana –  e hanno nomi semi esoterici: Vigna del Dottore, Vigna Chiara, Vigna il Diavolo.

Questo 2006 Batàr è davvero un diavolo di vino bianco, al pari del diavolo è spirituale e soprannaturale, gli manca il lato oscuro, per cui è diabolicamente angelico, e questo lo è già al colore.

Subito accende un diavolo dorato nell’iride ammaliata da una limpidezza elisiaca.  Anche il decanter che lo ha accolto luccica dei sui riverberi oro massiccio, irradiando tutto intorno una brillantezza miracolistica. È un colore che vorresti osservare a lungo, ha una cromaticità ipnotica.

Profumo poco reattivo in intensità, però dilagante d’eleganza in ampiezza. Ha l’odore della spiga di grano appena falciato, di propoli e miele, di fiore di ginestra e maggiociondolo con intrusioni di pittosporo. La sforbiciata fruttata è espressa in ricamati fronzoli di susina gialla e confettura di mela cotogna. Al palato rilascia una scivolosità sottilissimamente oleosa, l’immaginazione veleggia intorno alle carezze dei fianchi femminili; non c’è preclusione di freschezza, ma la sapidità è immensa e non granulosa. Sembra di masticare un batuffolo di cotone intriso di talco e miele millefiori che crea una cremosità capace di domare completamente il calore dell’alcol di 14°. La persistenza finale è spinta da esotici alisei di spezie floreali, quasi fiori di zafferano.

Batàr 2006 Querciabella è un vino aschematico, un vero eremita enologico, un asceta del gusto, che ha sacrificato quella a circonflessa per tonificarsi nella a accentata.

Un vino che ce la à davvero, la à!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

https://aisitalia.it/2006-batar-querciabella.aspx