Statistiche

  • Interventi (1663)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 2 luglio 2015 15:30:00

A Rivesaltes è il tempo che fa la differenza. A Rivesaltes (8.000 abitanti) il tempo enologico, nonostante la sua storicità, spiccò il volo con la costruzione della ferrovia del Midi, era il 1858. I treni merci dell’epoca erano anche totalmente caricati a vino, con i famosi vagoni tonneaux (vagoni botte), chiamati “foudres”; il vino se ne andava a Nord a fortificare prodotti scarsi di alcol. Il territorio non ha vissuto anni tranquilli, soprattutto in concomitanza tra la fillossera e la crisi tra produzione e consumo che precedette l’avvento della legge sulla denominazione di origine. Indiscutibilmente Rivesaltes si caratterizza molto di più con il moscato di Alessandria che con altre espressioni, quindi nel mare enologico che circonda il suo territorio, alcune chicche diventano isole gusto olfattive molto esclusive. È il caso di questo Rivesaltes  AOC 1945 Château Las Collas, Vin Doux Naturel a 16 gradi d’alcol. All’epoca di questa vendemmia le vigne erano centenarie e i vitigni impiegati furono grenache gris, grenache blanc e grenache rose. Il vino non vide legno, ma cemento. Ne è uscito un vino con tinta molto luccicante, brillantissima nel giallo ambrato; ha profumi straordinariamente poco terziari, se calati nel tempo evolutivo, e comunque non abbinabili a 70 anni di vita. Fico bianco sciroppato, miele di castagno e confettura di albicocche guidano il profilo olfattivo di un vino che si completa con tratti di scorza di arancio, curry e pompia. Il vino ha raggiunto un equilibrio impressionante nella sua composizione morbida, con un’integrazione tra glicerina, alcol e zucchero residuo pressoché perfetta; compone un gusto amabile senza essere appesantito da alcol e glicerina nel volume liquido, c’è sapidità, e l’effetto del finale di bocca è ridondante e sensuale. Sorso dopo sorso (la bottiglia è da 500 ml) il pensiero non riesce a discostarsi dall’evidenziare l’assenza dell’ossidazione, niente fumé, niente mandorla amara tostata, niente noce secca; dopo avercene fatta una ragione (e che ragione), continuiamo a sorbirlo e ci lasciamo ammaliare di minuto in minuto. Da provare assolutamente.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)