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mercoledì 17 gennaio 2018 15:00:00

Secondo la Treccani sono biologici tutti "i prodotti che, provenendo da coltivazioni biologiche, non hanno richiesto l’uso di fertilizzanti artificiali e non contengono residui di pesticidi chimici." In un periodo in cui l'aggettivo biologico viene declinato in ogni caso della vita, anche i produttori di tappi hanno dato fondo alla fantasia. Così la statunitense Nomacorc aveva già prodotto nel 2014 la linea SelectBio, un tappo composto da polimeri derivati dall'etanolo prodotto dalla lavorazione della canna da zucchero, messi a disposizione dalla brasiliana Braskem. A meno che le tonnellate di canna da zucchero provenienti dal Brasile (leader mondiale della coltivazione) e impiegate dalla Braskem non siano esenti da pesticidi, a voler seguire la definizione del vocabolario, forse i tappi della Nomacorc non sono proprio "biologici", ma per qualcuno sono comunque sostenibili. Il corposo codice di condotta imposto dall'azienda brasiliana ai fornitori di etanolo, se rispettato, per alcuni dimostra infatti un certo interesse a limitare i danni ambientali; per altri, trattandosi comunque di monocolture intensive, è semplice greenwashing

Si è spinta più avanti la svizzera Chaillot, appena uscita con un nuovo tappo, il BioNature. A differenza dei polimeri ottenuti dalla canna da zucchero della Nomacorc, la Chaillot si affida al sughero, definendo la nuova creatura senza giri di parole: primo tappo biologico certificato in sughero naturale. A leggere bene, però, forse i giri ci sono, e la studiata sintassi della frase dovrebbe dare da pensare: le cortecce, pur provenienti da una foresta certificata FSC, infatti, non sono dichiarate esenti da pesticidi in maniera esplicita. La "biologicità" del tappo, dunque, non va ricondotta al pur naturale sughero ma al trattamento di lubrificazione della superficie, a base di cera d'api, quella sì, ricavata da prodotti certificati da agricoltura biologica. Accanto all'impegno sul sentiero dell'ambientalismo, insomma, le acrobazie linguistiche del marketing fanno comunque capolino. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)