martedì 25 ottobre 2011 14:08:00

Dopo le interviste a Stefano Cinelli Colombini, Francesco Marone Cinzano e Carlo Lisini, è con grande piacere che posso registrare le opinioni sul tema Rosso di Montalcino, che fare ora?, espresse dal Direttore generale delle Tenute Silvio Nardi di Montalcino (dove è in azienda dal 1985), nonché capitano d’industria alla testa della Nardi Spa macchine agricole, in altre parole quella fascinosa donna d’acciaio che è Emilia Nardi, figlia di Silvio Nardi.
Imprenditrice di successo definita la «Mercegaglia dell'Altotevere» (e per me non è veramente un complimento…)per la determinazione, tenacia e professionalità con cui porta avanti le proprie attività, Emilia Nardi esprime con chiarezza e pacatezza le proprie opinioni, facendo capire quanto tenga al Rosso di Montalcino e alla ripresa di un dialogo sereno e operoso tra tutti i protagonisti del mondo produttivo ilcinese. Un augurio che non posso che fare mio. Buona lettura! 

“Gentilissimo Ziliani, rispondo alle sue gentili domande sulla questione del Rosso di Montalcino, con ritardo in quanto sono partita per  viaggi di promozione e solo ora ritorno ad avere giornate più tranquille, durante le quali riflettere sul  futuro di questa nostra denominazione”.

Emilia, Posso avere un suo commento sul voto del 7 settembre che ha decretato a larga maggioranza il no dei produttori ad un cambio di identità o quanto meno ad una doppia identità del Rosso di Montalcino?

Il voto ha decretato la volontà della maggioranza di mantenere una identità forte legata ad un vitigno difficile ma intrigante quale il Sangiovese. Ora noi produttori  dobbiamo fare  quanto di meglio possibile per non tradire il mercato, offrendo un prodotto all’altezza della denominazione, quindi di buona qualità; sostanzialmente  con l’espressione di voto, abbiamo detto al mondo, che siamo quindi capaci di farlo  e non ci possiamo ne dobbiamo permettere sbavature.

Quali tipi di problemi pensa abbia creato e possa creare la spaccatura creatasi all’interno del Consorzio, tra una maggioranza forte di produttori ed un Consiglio che ha invece voluto andare alla votazione, anche a rischio di una divisione, dopo la votazione? Cosa si può e si deve fare per ritrovare concordia e uno spirito unitario?
La votazione era necessaria anche per sgombrare il campo da annose quanto  lunghe discussioni, che avevano luogo fuori dalle mura della camera del consiglio, creando comunque difficoltà nel prendere decisioni serene ai consiglieri. A questo punto si sa cosa vogliono i soci e si va avanti di conseguenza in tutti gli altri atti tra i quali la promozione di questo vino.

Crede che il vero problema sia definire un diverso rapporto, anche in termini di numero di bottiglie prodotte, con il “fratello maggiore”, il Brunello?
Il vero problema del Rosso di Montalcino è quello di essere ancora considerato  un “baby”  Brunello , quindi in sostanza un prodotto che si differenzia dal suo fratello più importante solo per una  precoce  immissione nel mercato, con una minore permanenza in legno, mentre in realà è un vino sostanzialmente diverso. Da appartenente al genere femminile direi che è come confrontare una ragazza giovane con una   donna, differenti sono le  sensazioni che se ne traggono, e non vorrei che gli uomini che mi leggono vadano oltre una primaria considerazioni e scadere nelle licenziose.

Prima della votazione del 7 settembre si è parlato di un Rosso di Montalcino con grossi problemi d’identità e commerciali e di un Rosso che doveva cambiare per andare incontro alle esigenze dei “nuovi mercati” soprattutto asiatici. A suo avviso queste valutazioni corrispondono al vero e quali sono a vostro avviso i veri problemi del Rosso?

I nuovi mercati a cui lei accenna, fanno difficoltà a capire la differenza  tra Brunello e Rosso in quanto il nome più facile da ricordare a memoria è Montalcino, solo  per i conoscitori o per chi ha visto, o sarebbe meglio dire, degustato il mondo, capisce la vera differenza. I nuovi ricchi compreranno il Brunello, presi dalla smania che colpisce il “soldo nuovo” di apparire, credo che il Rosso verrà preso in considerazione solo se di basso prezzo , ma questo significherebbe per noi dover offrire un prodotto di poco valore, che svilirebbe  la denominazione.
Qui  abbiamo il problema di fondo di questo vino che ha costi di produzione dell’uva molto vicini a quelli del Brunello, ma si dovrebbe proporre al mercato con prezzi molto simili a vini prodotti a costi per quintale uva di  molto inferiori, con un abbassamento della qualità che non ci vogliamo permettere.

Nella sua azienda che importanza ha il Rosso rispetto al Brunello in termini di bottiglie prodotte? E qual’è l’identità del Rosso come lo producete?

La Tenute Silvio Nardi produce, un buon Rosso di Montalcino, ma in numeri inferiori al Brunello di Montalcino, proprio perché troviamo difficoltà  in questi nuovi mercati a far capire questo prodotto. Nella nostra azienda prima di usare le uve per il Brunello di Montalcino attendiamo 10 anni, quindi usiamo le uve delle vigne giovani per fare Rosso di Montalcino, con risultati di prodotto differenti. Il nostro Rosso di Montalcino pur essendo un buon prodotto , non ha la profondità né il carattere che invece ritroviamo nel Brunello, ma a suo vantaggio ha una freschezza ed una godibilità molto più semplice da apprezzare.  

Da un punto di vista della comunicazione e della promozione della personalità del Rosso di Montalcino pensa sia stato fatto un lavoro sufficiente? E cosa pensa invece si debba fare ora che è stata ribadita l’identità Rosso di Montalcino = Sangiovese per catturare l’attenzione dei consumatori italiani e internazionali su questo vino?

Il Rosso deve trovare la sua identità nella sua totale differenza dal Brunello, che non è dettata dalla sua provenienza a caduta, ma proprio nelle sue differenti qualità organolettiche ed anche di “uso” nella tavola.

Cosa replica a chi liquida il Rosso di Montalcino con la semplice definizione di “vino di ricaduta”? Se dovesse convincere un appassionato di vino a dare fiducia al Rosso di Montalcino, a non lasciarlo nell’ombra proiettata dal mito Brunello, cosa gli direbbe? Quali sono a suo avviso le “armi vincenti”, gli atout che rendano appetibile interessante il Rosso?
Il Rosso trova grande riscontro tra chi vuole un vino  meno impegnativo, ma di un livello comparabile pur nella sua differenza  al Brunello di Montalcino, e su questo a  mio avviso  i produttori di giocheranno il futuro di questa denominazione. Il voto del 7 settembre rimette sulle nostre spalle la responsabilità di saper fare un buon vino, non eguale o simile al Chianti, ma che porti scritto nel bicchiere Montalcino eguale sempre e comunque (anche se non Brunello) ad una qualità eccellente, che non delude mai! Un brindisi di augurio a tutti i produttori che come me credono che sia possibile!

Intervista a cura di Franco Ziliani

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)