giovedì 3 maggio 2012 09:50:00

di Ilaria Santomanco

Incontriamo Marjolijn a Brescia, in occasione di una giornata di formazione per i Degustatori organizzata da AIS Lombardia. A differenza degli altri presenti, una cinquantina, Marjolijn Helmich non ha raggiunto il luogo dell'appuntamento in macchina. Il tragitto, in termini chilometrici e temporali, sarebbe risultato decisamente troppo lungo. Vive infatti nel cuore dell'Olanda, ad Amersfoort, patria del pittore Piet Mondrian. E da qui è partito il suo viaggio, quasi tre anni fa, alla scoperta del vino italiano.

Come è nata la passione per il vino?
Sono laureata in Urbanistica, e quando frequentavo l'Università a Wageningen, negli anni Ottanta, capitava di uscire a cena insieme ai compagni di studi, e spesso si beveva vino. Per natura sono curiosa, desidero approfondire gli argomenti che mi appassionano, e così è successo anche con il vino. È stata una scoperta, mi piaceva molto, ma non mi appagava la semplice degustazione, volevo saperne di più.
Ho frequentato inizialmente un corso sul vino in Olanda. Dato che in Olanda non si produce vino, la formazione in materia enologica è di stampo internazionale, ma con un forte orientamento verso i vini francesi. In genere l'85% del corso è dedicato alla Francia e solo il 15% al resto del mondo, Italia inclusa. Per questo motivo mi sono recata in Italia per seguire corsi sul vino italiano rivolti appositamente agli stranieri, ad esempio nella splendida Montepulciano. 

Conosceva già la lingua italiana, che padroneggia così bene?
(Marjolijn abbassa lo sguardo, in un gesto di modestia, ma posso assicurare che il suo italiano, scritto e orale, è davvero ottimo)
Studio l'italiano da dieci anni. I corsi sul vino sono stati un forte sprone per apprendere questa lingua, ma anche il desiderio di avvicinarmi a questo Paese così ricco di fascino.

Come si origina la scelta di seguire un corso proprio in Italia, a Milano?
Desideravo approfondire la cono- scenza sui vini italiani. I corsi brevi avevano stimolato la mia curiosità, senza tuttavia appagarla. E la varietà e la fama dei vini italiani mi intrigavano moltissimo. Milano, ben servita dai voli aerei, si prospettava come la città ideale, perché era in grado di offrirmi, al contempo, delle chance profes- sionali (Marjolijn Helmich è manager nel settore dello sviluppo territoriale). Milano vanta anche una vivace vita culturale. Mi elettrizzava l'idea di vivere in una realtà così grande: in Olanda non esistono città di pari grandezza.

E perché proprio l'Associazione Italiana Sommelier?
Ho effettuato semplici ricerche su internet. L'AIS risultava l'Associazione più accreditata, più credibile, con la miglior fama a proposito della sua metodologia didattica. Non ho avuto dubbi nella scelta.

Come ha organizzato la sua permanenza in Italia?
Ho affittato un piccolo appartamento arredato, utilizzandolo solo per la durata dei corsi. Ovviamente, ho destinato tutte le mie ferie per seguire i corsi, e mi sono impegnata il più possibile per compiere tutto il percorso didattico in un anno e mezzo. Gran parte della giornata la trascorrevo studiando ad alta voce i nomi di vitigni, delle DOCG e DOC, e tutte le nozioni inerenti il mondo del vino. Grazie a internet e al cellulare potevo intanto mantenere i contatti con il mondo del lavoro. E la sera, quando non frequentavo le lezioni dei tre livelli, continuavo a studiare e a degustare. È stato molto faticoso, ma ne è valsa la pena.

Le maggiori difficoltà che ha incontrato?
Metterei al primo posto il linguaggio, che all'inizio, per un neofita, è davvero molto tecnico. Anche memorizzare tutta quella messe di nomi non è stato facile. Ho riempito pagine e pagine con i termini della scheda di degustazione per imprimerli nella memoria. Anche la geografia dell'Italia e i piatti non tanto conosciuti all'estero non sono stati facili da memorizzare. Ma sono convinta che la passione faccia superare ogni ostacolo.

Quali ambizioni nutre per il futuro?
Ora il mio più grande desiderio è far conoscere il vino italiano, princi- palmente nella mia Olanda. Per prepararmi nel migliore dei modi, ho continuato a studiare, superando l'esame per Degustatori. E vorrei diventare relatore. Recentemente l'AIS mi ha identificato come la persona di riferimento per l'Olanda nella WSA, la Worldwide Sommelier Association. Questo riconoscimento mi riempie di orgoglio, e mi appaga di tutti i sacrifici fatti: è la realizzazione di un sogno. Sono piena di entusiasmo, ho tanti progetti in mente per creare il giusto sostrato culturale.

Che cosa le ha lasciato l'AIS?
Un modo nuovo di vivere grazie alle conoscenze acquisite sui vini italiani (degustare il vino, godersi un bel calice, abbinare il cibo al vino). E tanti, tanti amici in Italia, compagni di corso con cui ho stretto amicizia, insieme ai quali ho effettuato numerose degustazioni, serate e gite. E di questo sono molto grata all'AIS.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)