mercoledì 7 luglio 2010 12:51:00

Ancora echi di Radici, Festival dei vitigni autoctoni (di Puglia e Basilicata) la manifestazione che ha visto protagonisti per tre giorni in quel di Monopoli circa 180 vini presentati da oltre cento aziende, giudicati (in forma totalmente anonima) da due giurie, una formata da 15 giornalisti, wine writer, degustatori di guide, italiani e stranieri.
Di questa giuria faceva parte anche, proveniente da Londra, dove vive da oltre otto anni, ma nativa della regione di Fingerlakes vicino a New York, che è anche una zona vinicola, Christina Pickard, una giornalista che come racconta sul suo sito Internet dotato anche di una sezione blog, ha seguito un serio percorso di formazione sul vino, diplomandosi presso il Wine and Spirits Education Trust e lavorando presso la grande struttura londinese di Vinopolis.
Il tutto mentre studiava e avviava un'attività di attrice, cantante e presentatrice di programmi legati al vino, tra cui il Market Kitchen del Good Food Channel.  E prossimamente la Pickard prenderà parte come presentatrice ad un nuovo programma sul vino su Wine Republic Tv.
Ho pertanto chiesto a Christina Pickard, che ha raccontato sul suo blog la recente esperienza pugliese, di fare un bilancio sulla sua partecipazione a Radici, un commento ai vini degustati (quelli premiati e quelli che non hanno ricevuto premi) cosa che ha fatto rispondendo ed esprimendo il suo pensiero con molta chiarezza ad una serie di domande.

Christina, come giudichi la tua partecipazione a Radici e la tua esperienza come membro della giuria di degustazione degli esperti?
E' stato un vero onore far parte della giuria degli esperti di Radici. La Puglia è un posto veramente speciale. La sua gente, i suoi paesaggi, la cucina e naturalmente i vini hanno impresso un segno molto forte nel mio cuore. Penso che le degustazioni fossero ben organizzate (complimenti a Nicola Campanile ed Enzo Scivetti) e credo che l'idea di avere due differenti giurie, una di esperti italiani e internazionali e una di ristoratori, sommelier enotecari pugliesi, fosse geniale. In questo modo è assicurato un vero giudizio, fornito da ogni punto di vista, sui vini.

Come giudichi il livello dei vini pugliesi che emerge dalle tue degustazioni di quest'anno?

Ho trovato molti vini che mi sono piaciuti molto, soprattutto quelli espressione di varietà che costituivano delle vere e proprie novità per me. Ne ho trovati anche altri che non corrispondevano al mio gusto (come accade in ogni degustazione, del resto). Il Primitivo è una varietà, ad esempio, che non figura tra le mie favorite a causa della sua bassa acidità.
Tuttavia abbiamo avuto la possibilità di degustare dei Primitivo di sette, dieci anni di età e alcuni più giovani ma progettati perché potessero durare nel tempo, e ho trovato che quei vini esprimevano un grande potenziale. Sono consapevole di quanto sia calda e piatta la Puglia e quali problemi comporti produrre uva da vino e del fatto che in quella zona non si potranno mai raggiungere i livelli di acidità che si trovano in Friuli o in Alto Adige, ma questo costituisce un aspetto peculiare, tipico della Puglia, che merita attenzione.

Quali vini hai preferito, quale sono state le principali sorprese e le maggiori delusioni?
Mi è piaciuto particolarmente degustare dei vini base Greco prodotti in Puglia. Conoscevo già questa varietà perché avevo degustato suoi vini in Campania e trovandone un'espressione del tutto diversa in Puglia sono stata positivamente colpita. Anche il Minutolo è stata una grande scoperta per me e la considero una varietà da tenere sott'occhio.
Ho apprezzato l'intensità dell'Aglianico della Basilicata e alcuni Negroamaro del Salento erano veramente deliziosi. La più grande delusione per me sono stati i Primitivo. E' la varietà di uva pugliese più conosciuta nel Regno Unito e negli Stati Uniti (lì anche grazie alla scoperta dei legami di "parentela" con lo Zinfandel), tuttavia ho trovato in molti vini un eccesso di legno e scarse tracce di una vera espressione del terroir.

Come giudichi le prospettive per i vini bianchi in una terra da rossi come la Puglia? Preferisci varietà aromatiche come il Minutolo o uve dal profilo aromatico più neutro come la Malvasia o il Bombino?
I bianchi sono sempre venuti in secondo piano rispetto ai rossi in Puglia, e dopo la mia partecipazione a Radici ho capito anche il perché, anche se non ne condivido i motivi. Trovo difatti che alcuni bianchi erano decisamente buoni quanto i rossi.
Sono una grande fan dei bianchi aromatici e quindi sono stata molto colpita dal Minutolo. Mi piacerebbe trovarlo sugli scaffali nel Regno Unito e negli Stati Uniti dove credo potrebbe diventare molto popolare tra i consumatori. Sono poi stata molto colpita dalle diverse espressioni della Malvasia, quella bianca, ma anche quella Nera vinificata in purezza in alcuni rossi. Pensavo si trattasse di varietà neutrali, mentre ho trovato nella Malvasia bianca una bella ricchezza con note di miele e una bella pienezza di profumi. Mi piacerebbe che la Puglia guadagnasse consensi e reputazione internazionale grazie a questo stile di vini.

Dal punto di vista stilistico, come giudichi l'uso e la presenza del legno nei vini rossi: bilanciato oppure eccessivo?
Alcuni vini, come già detto, erano troppo segnati dal legno e non solo i Primitivo, ma anche svariati altri rossi. E' un peccato perché Radici è un festival dedicato alla celebrazione dei vitigni autoctoni pugliesi nella loro più autentica e pura espressione e l'uso eccessivo del legno, a mio avviso, maschera questa espressione.
C'è stato un periodo, negli anni scorsi, in cui i vini legnosi erano di moda anche negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma oggi è in corso uno spostamento da parte di molti appassionati verso vini con meno legno, più leggeri, eleganti e freschi. Bisognerebbe quindi che gli enologi (soprattutto nel caso dei vini che prevedono un affinamento in legno) facessero attenzione nell'uso delle barrique e si sforzassero di sottolineare ed esaltare le naturali caratteristiche delle uve e dei diversi terroir pugliesi.

Secondo te, i vini pugliesi devono mantenere questo loro carattere peculiare (un "Apulia taste") o devono scegliere la strada dello stile internazionale che possa renderli più appealing per consumatori che non hanno un'idea chiara della Puglia e dei suoi vini?
Entrambe le cose. Una delle cose che maggiormente apprezzo nei vini italiani è il fatto che, in molti casi, abbiano mantenuto un loro spiccato carattere italiano e che abbiano fieramente difeso le loro uve e le loro tradizioni nel campo del vino.
Sarebbe un peccato ed un vero errore se la Puglia facesse eccezione. Ha tantissimo da offrire come terra produttrice di vini e sarei felice che molti consumatori scoprissero e apprezzassero la sua unicità in un panorama mondiale. Sono però consapevole che per essere dei protagonisti sui vari mercati i produttori e gli enologi pugliesi debbano tenere conto dei trend dei mercati internazionali, di certi stili di vino e del fatto che ad alcuni consumatori piacciano vini del genere.

Cosa ne pensi del matrimonio, chiaramente dichiarato oppure sotterraneo, tra varietà autoctone come Negroamaro o Primitivo e varietà internazionali come Merlot, Cabernet, Syrah? Secondo te questi vini conservano un autentico carattere pugliese e la forza del terroir riesce ad emergere sulle varietà internazionali? 
Ho opinioni contrastanti a questo proposito. Come ho già detto sono una convinta sostenitrice dei vini espressione di varietà autoctone che facciano cogliere il carattere della terra dove nascono. Tuttavia, in alcuni casi, le varietà internazionali possono valorizzare o addirittura migliorare le varietà locali. Ad esempio i Super Tuscan, (soprattutto quelli dove c'è un blend con il Sangiovese) sono tra i miei vini favoriti perché trovo un'armonia data da una felice interazione tra varietà autoctone e varietà francesi.
Tuttavia la Toscana è conosciuta soprattutto e fortemente stimata per le sue varietà locali e anche i migliori Super Tuscan vengono dopo i migliori vini base Sangiovese in purezza.
Credo che la Puglia abbia innanzitutto bisogno di acquisire una forte reputazione per i vini espressione di varietà locali, e di fare in modo che i consumatori possano scoprire le distinte, peculiari caratteristiche delle singole varietà locali e di terroir veramente unici.
Una volta che si sarà fatto questo lavoro, solo allora potrebbe avere un senso lavorare ad una sorta di "Super Puglian", per dimostrare come queste varietà funzionano bene da sole oppure in tandem con le varietà internazionali. Ma per ora occorre concentrarsi sul migliorare la qualità e l'immagine delle varietà locali e dei vini che ne derivano.

Cosa ne pensi dei vini rosati che abbiamo degustato nel corso di Radici 2010? Ritieni che si tratti del tipo di rosati che un consumatore inglese, fan dei rosé, possa gradire?
I rosati sono molto popolari nel Regno Unito, e molto consumati, soprattutto d'estate. Molti dei rosati che ho avuto modo di degustare in Puglia andrebbero molto bene nel Regno Unito, specialmente quelli che esaltano una delicata componente fruttata e presentano una vivace acidità che li avvicina un po' come stile ai vini della Provence.

Mi interessa conoscere anche il tuo punto di vista sul tenore alcolico nei vini degustati, in particolare dei Primitivo. Hai trovato un alcol ben bilanciato o eccessivo? Trovi che il carattere dei veri Primitivo sia eccessivamente "pugliese" e sia difficile da trasmettere e far accettare in UK o negli States?
Oggi ci troviamo di fronte ad una tendenza ad usare meno legno e a ridurre il contenuto alcolico nei vini. Molte aziende del Nuovo Mondo hanno preso atto di questa tendenza dei consumatori e si sforzano di lavorare su uno stile più austero. Ho trovato il livello alcolico in molti Primitivo che ho degustato eccessivo.
Capisco benissimo che il clima e l'uva stessa tendono ad esprimere questo alcol elevato, ma trovo che i produttori e gli enologi debbano fare tutto quanto possono per ridurre i livelli alcolici del Primitivo. Sono convinta che sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti apprezzino la ricchissima componente fruttata in questi vini e il Primitivo ne ha in abbondanza.

Quali sono, secondo te, le prospettive per i vini pugliesi sul mercato inglese?
Penso che con una politica di marketing migliore potrebbe trovare uno spazio ampio e solido sul mercato inglese come Paese produttore. Se la qualità dei vini continua a migliorare e la presenza di vini pugliesi a degustazioni ed eventi in Regno Unito diventa una costante e non una rarità, la Puglia ha un futuro luminoso.

E quale giudichi possa essere un buon prezzo sullo scaffale per favorire la diffusione ed il successo dei vini pugliesi sul mercato inglese?
Molti consumatori inglesi si orientano su vini dal costo da tre a cinque sterline, tuttavia molti sono disponibili a pagare un po' di più se sono convinti di trovarsi di fronte ad una vera qualità. Penso che sarebbe un errore per i vini pugliesi puntare e qualificarsi sia come produttori di cheap wines a basso costo che di premium wines di alto prezzo. Credo che sia meglio per loro presidiare la fascia media, quella che va da 6 a 12 sterline la bottiglia.

E da un punto di vista delle varietà, quali pensi siano più appealing per i wine enthusiasts britannici?
Credo che gli appassionati, quelli che sanno più di vino potrebbero essere interessati alle varietà meno note come Minutolo e Sussumaniello, anche solo per vedere cosa possano avere da offrire. In generale i "wine geeks", ovvero gli "impallinati" del vino, tra i quali mi inserisco, stanno andando alla ricerca di vini ben fatti e che abbiano personalità e regalino delle emozioni. Vini che abbiano aromi complessi, un legno presente e ben integrato, la giusta componente tannica e acida.
Quale che sia la varietà, se il vino è prodotto con professionalità, con le giuste cure ed esprime la provenienza e la sua origine è un vino che può naturalmente interessare gli appassionati. Tuttavia il vino è come arte ed il giudizio sui vini è sempre soggettivo.

Ti senti di dare qualche suggerimento ai produttori pugliesi per presentare e promuovere meglio i loro vini nel Regno Unito?
Consiglierei una presenza alle fiere vinicole e agli eventi rivolti al trade e alla stampa. E' importante sia per la stampa che per i consumatori saperne di più sulla bellezza del territorio pugliese, sulla lunga storia come terra agricola e vinicola, sulle tradizioni. Ho visto spesso dei vini pugliesi nelle carte dei vini di ristoranti a Londra, ma sempre nello spazio dei vini meno importanti e meno costosi.
Bisognerebbe trovare il modo di introdurre vini più ambiziosi, anche qualche vino bianco, in locali di un certo tipo e provare a diffondere un'immagine più elevata della produzione di vino in Puglia, mostrare la varietà della proposta, tutto quello che la Puglia del vino ha da offrire. Organizzare una serie di assaggi e degustazioni in negozi e supermercati, per fare in modo che i consumatori familiarizzino con la varietà dei vini pugliesi disponibili sarebbe un'eccellente forma di promozione.

Intervista a cura di Franco Ziliani

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)