giovedì 16 febbraio 2012 10:15:00

Dal ristorante di famiglia alla Giunta Esecutiva Nazionale dell’AIS. In mezzo tre finali per il titolo di “Miglior Sommelier d’Italia” e molto altro ancora. Cristiano Cini racconta a DeVinis online la strada che l’ha condotto dal suo locale di Arezzo fino all’incarico di Responsabile Nazionale dell’Area Concorsi.

Cristiano, il tuo percorso formativo come sommelier parte da lontano. Da dove cominciamo?
Rappresento la quarta generazione di una famiglia di ristoratori. Dal 1971, il mio anno di nascita, ho vissuto l’attività di famiglia, o meglio, sono vissuto crescendo nell’attività di famiglia. Diciamo che respiro da sempre la professione e ho la fortuna di avere clienti che mi hanno spinto quando ero ancora nella carrozzina. Altro fatto caratterizzante della mia vita l’incontro con Simona, divenuta tredici anni fa mia moglie, anche lei campionessa e amante del vino, cosa che mi ha permesso di dare nuovo impulso per approfondire la conoscenza di etichette, produttori e tutto quello che vi ruota attorno. Oggi sono un “fresco” quarantenne visceralmente appassionato del mondo enologico. 

Quando e come inizia la tua passione per il vino?
La scintilla vera e propria scocca nel ’96. Me lo ricordo bene perché tutto questo è legato all’incontro con una bottiglia, quella che mi ha folgorato! Una singola etichetta che mi ha spalancato un mondo, fatto capire la mia assoluta ignoranza e stimolato la mia “sete” di conoscenza… Presumo che non vi interessi sapere di quale produttore sto parlando. Quindi vi dirò solamente che era un Brunello riserva ’90! Farò storcere la bocca a uno dei miei vicepresidenti, noto champagnista, ma è un grande rosso quello che mi ha fatto innamorare. In più, l’incontro, targato ’95, con personaggi AIS che mi hanno trasmesso la loro passione, che hanno iniziato a coinvolgermi, che professionalmente mi hanno fatto diventare quello che sono. 

In che modo sei venuto a conoscenza dell’AIS?
Nel ’95 avevo bisogno semplicemente di crescere professionalmente. Sapevo poco o niente relativamente all’argomento e l’esigenza era di qualificarsi. Mia madre aveva già fatto un primo livello AIS alla fine degli anni ’70, uscendone entusiasta. Quindi ho iniziato a informarmi per capire quale associazione avesse il meglio da offrirmi. Ho scelto la nostra perché la didattica, il materiale, i relatori, la struttura dei corsi erano l’insieme che cercavo.

Cosa ti ha spinto a proseguire la formazione all’interno dell’AIS dopo l’esame di terzo livello?
Ero soddisfatto al termine dei tre livelli, ma avevo anche capito che il diploma era una chiave per aprire, con cognizione, una porta su un mondo complesso e in continuo movimento. L’incontro con personaggi o maestri come Silvio Peri e Lorenzo Giuliani mi ha dato il senso di appartenenza all’associazione. Sono stato spinto a diventare professionista nel ’99 e a prendere sempre più coscienza di cosa fosse l’AIS. Ma soprattutto mi sono accorto che mi si offriva un’opportunità, quella di confrontarmi con veri professionisti quotidianamente, e che persone qualificate avevano deciso di investire su di me. Non ne capisco ancora il perché… Ma meno male che lo fecero! 

Quando hai deciso di impegnarti attivamente nell’associazione?
Questo era il passo successivo, naturale. Quando, come raccontavo prima, persone investono su di te, sei già coinvolto, ti senti parte integrante di una famiglia. Almeno ad Arezzo è stato così ed è così ancora oggi nonostante il delegato sia cambiato. Questo testimonia il fatto che in associazione non contano gli uomini ma la filosofia con cui questi decidono di mandarla avanti, di guidarla, di delegare – il nome delegato dovrebbe dirla lunga! – coinvolgendo così positività su positività e creando gruppi solidi che sono la linfa vitale dell’AIS passata, odierna e mi auguro futura. La mia storia è iniziata occupandomi delle degustazioni all’interno della mia delegazione, poi la scuola concorsi Toscana creata assieme al Presidente Osvaldo Baroncelli e all’oggi consigliere nazionale Leonardo Taddei, due ottime persone prima che professionisti, e quindi a sorpresa è arrivato il ruolo nella Giunta Esecutiva Nazionale. È vero che qualcosa ho dato e soprattutto, visto l’incarico, mi auguro di dare all’associazione. Ma quello che ho avuto negli anni è molto di più: ho potuto girare il mondo, fare esperienze lavorative incredibili, conoscere persone al top della nostra professione e riportare tutto questo a casa nella mia attività lavorativa. Tutto ciò non ha prezzo… Per tutto il resto c’è una nota carta di credito! 

Hai partecipato a molti concorsi. Cosa hanno rappresentato per te queste esperienze?
Tantissimo… Ti basta come risposta?!?! Non credo che ti accontenterai! Scherzi a parte, dal 2002 al 2009 una fetta della mia vita è stata dedicata alla crescita professionale attraverso i concorsi, in maniera serrata, incisiva. Devo realmente tanto a questi anni che mi hanno arricchito e fatto crescere sia come uomo sia come sommelier. Non sono affatto retorico, ma dai miei inizi ho conosciuto e condiviso molto con sommelier del calibro di Antonini, Perazzo, Gardini padre e figlio, Angioletti, Miccoli, Zanolla, Martini, Bonera e tanti altri… Mi spiace non poterli citare tutti, ma l’elenco sarebbe esagerato. A questi, chi più chi meno, devo il sommelier che sono oggi. Adesso sapete con chi prendervela!!! La cosa più bella del vissuto di quegli anni sta nel fatto che con molti di quei nomi, con i quali ho gareggiato – perdendo e qualche volta vincendo… poco! – ho condiviso un percorso. Ci siamo preparati assieme a molti concorsi pur gareggiando l’uno contro l’altro. Capire poi che fare gruppo fosse per tutti un’arma vincente ci ha permesso di ottenere risultati e rimanere amici, naturalmente con qualcuno più di altri. 

Ora ricopri l’incarico di Responsabile Nazionale dell’Area Concorsi e il tuo punto di vista nelle competizioni si è spostato da concorrente a componente della giuria. Come ti trovi in questo ruolo? Ti è capitato di immedesimarti in un concorrente pensando alle tue esperienze passate?
Dici che possa dipendere dal fatto che sto invecchiando? Innanzitutto ringrazio il Presidente Antonello Maietta e la Giunta che hanno creduto in me! Punto primo sono il Responsabile dell’Area Concorsi, ma condivido l’onore con il gruppo di lavoro composto da Antonini, Perazzo e Zanolla, rigorosamente in ordine alfabetico. Siamo in quattro e se noti bene sono nomi che puoi ritrovare anche nella risposta alla domanda precedente. Ho la fortuna di lavorare all’interno di un gruppo con qualità umane e professionali non comuni. Il ruolo è gratificante e sta a significare che ancora una volta all’interno dell’associazione si è aperta una strada che testimonia una continuità in uno specifico che personalmente vivo intensamente e sentitamente. Quello che abbiamo fatto in poco più di un anno dall’incarico è semplicemente metterci del nostro, ovvero la trasparenza è per noi il significato principe di un concorso: dal Master del Sangiovese 2010, il primo incarico, in poi ogni concorrente ha la possibilità di valutare il suo operato e quello degli altri, comprese le nostre correzioni e i nostri punteggi. Al termine delle prove, così facendo, si eliminano contestazioni o discussioni in merito al risultato finale. La nostra convinzione che un sommelier debba essere sia un efficace comunicatore sia un profondo conoscitore, perlomeno delle eccellenze della produzione, in primis italiana e poi mondiale, ha modificato la linea di preparazione, ma sinceramente penso nemmeno più di tanto: un campione deve dimostrare una preparazione e una capacità comunicativa al di sopra della norma, altrimenti che campione sarebbe? Giudicare è difficile quanto partecipare: non possono essere ammessi errori. Per questo motivo quest’anno al “Miglior Sommelier d’Italia” era presente una giuria tecnica fatta di tre campioni, più il Miglior Sommelier in carica, il presidente, campione Italiano anche lui, il sottoscritto, un giornalista e lo sponsor: quindi 8 componenti su 6 profondi conoscitori della situazione. Inoltre abbiamo cambiato le schede di valutazione, cercando di renderle omogenee e di facile lettura anche per i due meno esperti. Certo, mi capita continuamente di immedesimarmi con chi sta vivendo una finale e di rivivere situazioni passate! L’adrenalina che dà un palco non è descrivibile. Bisogna passarci per capire! Probabilmente questo ci aiuta a giudicare con maggiore attenzione. Quello che dobbiamo fare è dare la possibilità ai concorrenti di esprimersi al meglio, soprattutto durante un campionato regionale, che spesso rappresenta per molti la prima davanti a un pubblico. 

Quali consigli daresti ai sommelier che per la prima volta affrontano una competizione?
Nessun consiglio, ma piuttosto darei risalto ad alcuni concetti fondamentali. Spesso molti potenziali concorrenti rinunciano a intraprendere questa strada perché eccessivamente impauriti dall’esporsi pubblicamente. Mai errore più grave fu commesso, mai lettura più lontana dalla realtà fu data! I concorsi sono la strada più breve, anche se tortuosa, per crescere professionalmente attraverso il confronto con colleghi e giuria. Tutti, io per primo, abbiamo preso salutari “saracinesche” in faccia o peggio ci siamo sentiti fuori luogo perché circondati da concorrenti troppo bravi per noi, con lo spauracchio della figuraccia verso la giuria. Chi giudica non punta il dito, ma è lì per aiutare ad aumentare il livello di professionalità all’interno dell’AIS, è lì per “formare” nuovi grandi sommelier… Quindi vi aspettiamo numerosi, speranzosi di avere un numero esagerato di campioni da celebrare! Tutto questo passa anche attraverso la formazione delle scuole concorsi in tutta Italia. Mi auguro che sempre più Presidenti Regionali ci diano la possibilità di formare ragazzi in funzione dei concorsi. 

Quali sono gli episodi legati alla vita associativa che ricordi con piacere?
La prima finale, il Titolo Toscano nel 2003, la prima lezione da relatore sempre nel 2003, la prima uscita nella nuova veste nel novembre 2010… Ma fra tanti bellissimi episodi quello che ricordo più volentieri è la finale del “Miglior Sommelier d’Italia 2008” a Catania… Persa ma disputata con due grandi amici: Luca Martini e Ivano Antonini! Un mese, l’ultimo prima della finale, passato a prepararla nei minimi dettagli – l’anno prima l’avevo sbagliata! – con il cronometro, allo specchio e molto altro che non sto a raccontare. Non ho finito una prova in tempo, cosa che avevo fatto ininterrottamente in maniera egregia per tutto il mese precedente... Va be’! Comunque, lì non vinse il migliore… Scherzo, Ivano!!! Emozionante veder vincere un caro amico ed essere consapevole di esser riuscito a dare il meglio di te stesso. Un altro episodio, questo fortunato, è stata la finale del master dei vini dolci disputata contro mia moglie Simona (oggi corresponsabile insieme a Leonardo Taddei della scuola concorsi Toscana). Se fosse arrivata prima di me avrei strappato la tessera dell’associazione… In casa non sarei sopravvissuto… La mia vita sarebbe stata a un bivio… Com’è finita??? Per fortuna pari merito… Ringrazio ancora la giuria!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)